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Caos M5S, la base accusa Grillo: “Fascista”, ma i fedelissimi sono con il leader

In corso la nuova consultazione dopo l'azzeramento della candidatura di Cassimatis, ma lo Staff cerca consensi allargando il voto agli iscritti fuori Genova

Genova. “Nel 1925 Genoa e Bologna si ritrovarono alle finali del Nord per l’assegnazione dello scudetto. Il Genoa vinse 2 a1 fuori casa e perse 2-1 in casa. Fu necessaria la bella. Questa fu giocata 3 volte perché le camicie nere non volevano vittorioso il Genoa ma il Bologna”.

Questo episodio storico, certo piuttosto laterale nell’ambito degli accadimenti del Ventennio, sta rimbalzando da qualche ora sui social network, rievocato da alcuni attivisti delusi del Movimento 5 Stelle.

Forse il punto di non ritorno per gli M5S è arrivato se si scomodano parallelismi tra il fascismo e il soggetto politico che era nato per mettere in atto la prima vera rivoluzione democratica dal dopoguerra a oggi.

Questa mattina, alle 10, con un post sul suo blog, Beppe Grillo ha annunciato l’azzeramento delle “Comunarie”, le elezioni on-line che il 14 marzo avevano sancito la candidatura di Marika Cassimatis su Luca Pirondini. “Dopo l’esito delle votazioni di martedì – scrive però Grillo sul blog – mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti di questa lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del Movimento 5 Stelle prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del Movimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti”.

Per questo, in qualità di garante del Movimento, e come avevamo previsto anche su Genova24, Grillo ha deciso – in maniera irrevocabile – di “non concedere l’utilizzo del simbolo alla lista di Genova con candidata sindaco Marika Cassimatis”.

Non solo. Grillo ha annunciato la ripetizione delle consultazioni sul sistema Rousseau con due opzioni: o non si corre affatto come M5S a Genova, oppure la scelta ricade automaticamente sul secondo classificato, sconfitto per soli 20 voti, Luca Pirondini. Attenzione però: le votazioni, aperte fino alle 19, questa volta saranno effettuate tra gli iscritti abilitati di tutta Italia.

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“Perché se non dovessero ottenere nuovamente il risultato sperato rifaranno il voto includendo anche Marte” commenta, sarcastico, Paolo Putti, ex pentastellato fondatore del gruppo Effetto Genova in Comune al quale, molto presto, potrebbero fare riferimento tutti i grillini (e forse qualcuno di più) che nel capoluogo ligure avevano sottoscritto una lettera contro i vertici del movimento e il “metodo Genova” adottato per la scelta del candidato sindaco.

Quelle stesse persone che, secondo Grillo e lo Staff, avrebbero permesso a Marika Cassimatis di raggiungere le almeno 27 preferenze necessarie a sottoporsi al voto della rete, e poi a vincere quest’ultimo.

Marika Cassimatis ha commentato la notizia con un post su Facebook: “Apprendo ora che la mia lista, ancora fantasma in quanto non pubblicata, uscita vincitrice da una votazione democratica, è stata sconfessa da Beppe Grillo. Ne prendo atto #m5s #genova2017”. La candidata ha poi dichiarato: “Siamo choccati da questa improvvisa fermata di una procedura democratica che aveva concluso il suo iter”, aggiungendo, “Aspetto che Grillo mi spieghi. Se c’erano obiezioni potevano dirlo prima, Grillo contesta
la lista di chi mi ha votato, io non li conosco neppure tutti”. E’ stato annullato, naturalmente, l’aperitivo di festeggiamento previsto per questa sera. Probabile che, però, la stessa Cassimatis, chi l’ha sostenuta e chi si è progressivamente allontanato dal Movimento, stiano già raccogliendo le forze per un progetto alternativo. Magari proprio con Paolo Putti ed Effetto Genova (corteggiato in questi giorni anche da Rete a Sinistra).

“Non voglio fare ipotesi, sarebbe da avvoltoi – dice Paolo Putti – in questo momento sono dispiaciuto per Marika e per i tanti attivisti che ci hanno creduto e che ora forse si renderanno conto di cosa è diventato il M5S, un luogo in cui si cambiano le regole in continuazione per soddisfare la volontà di pochi. Per il resto, spero che la decisione assurda di annullare le votazioni faccia saltare il banco, ma non a Genova, in tutta Italia”.

Indubbiamente le ripercussioni ci saranno. Innanzitutto da un punto di vista mediatico. Tra gli attivisti o ex tali c’è chi afferma, e non da oggi, che Beppe Grillo ha ucciso il movimento. Può anche darsi, però, che nulla o quasi accada. I sostenitori della corrente più ortodossa non hanno messo le parole del leader (“Fidatevi di me, anche se non capite questa scelta” ha scritto lui) e sono pronti a spingere il candidato non inviso allo Staff, ovvero il 35enne Luca Pirondini.

I precedenti. Inoltre, il Movimento 5 Stelle è sopravvissuto ad altri simili scossoni. In Sardegna, alle Regionali 2014, non era stato concesso l’uso del simbolo a cinque stelle per via di lotte fratricide nei MeetUp. Un anno fa esatto, a Milano, la candidata Patrizia Bedori, colei che aveva vinto le Comunarie, si era ritirata fra polemiche e casi di mobbing. (“mi hanno chiamata brutta e grassa”). Questa volta però la situazione è diversa: è stato deciso un metodo di selezione, con regole precise, questo metodo è andato in corto circuito rispetto alle attese di chi lo aveva ideato per “evitare dissidi interni che sarebbero poco efficaci per un soggetto che vuole governare” (parole di Alice Salvatore), dopodiché con una scelta unilaterale, indicata da Beppe Grillo in persona, si sono introdotte nuove regole.

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I commenti. “Ormai sono macerie. Una delusione per tutti. Il Movimento sta implodendo, ha iniziato a crollare quando Grillo a Palermo ha detto ‘sono il capo politico’, eliminando l’orizzontalità che lo caratterizzava”. Così Francesco Battistini, Consigliere regionale in Liguria uscito dal gruppo e dal Movimento dopo essere stato segnalato ai probiviri per aver sostenuto l’addio al M5S di Paolo Putti e colleghi”. “Il suo candidato perde le primarie a Genova e Grillo con un post sul suo blog (che però non è suo) annulla tutto. E poi parlano di democrazia”. Così il presidente del Pd Matteo Orfini, su Twitter. “Se gli attivisti non scelgono quello che piace a Grillo, l’alternativa è che il Movimento non parteciperà alle elezioni. E’ a questa scelta che oggi sono chiamati gli attivisti 5 Stelle. O così o pomì. Noi ci teniamo la nostra democrazia” afferma il segretario genovese del Partito Democratico Alessandro Terrile.