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Un tesoretto in Svizzera per pagare le tangenti: a processo gli imprenditori Raschellà

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Genova. Su un conto cifrato a Lugano, in Svizzera, avevano messo su un vero e proprio tesoretto su un conto cifrato a Lugano. Secondo l’accusa si tratterebbe di oltre tre milioni di euro distratti dalla azienda e che in parte
servivano per pagare le tangenti. Per questo i pm Paola Calleri e Francesco Cardona Albini hanno chiesto la citazione diretta a giudizio e per i due imprenditori Stefano e Daniele Raschellà, rappresentanti della Edil Due, ditta che in passato aveva lavorato in subappalto per l’Amiu, l’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti.

Il processo inizierà il prossimo cinque luglio e i due, difesi dagli avvocati Nicola Scodnik e Alessandro Sola, sono accusati di appropriazione indebita.

Lo scorso maggio ai due imprenditori erano stati sequestrati oltre 800 mila euro da quel conto: secondo i pm, che li accusano di corruzione in quella inchiesta principale, quei soldi servivano a pagare tangenti per ottenere i lavori da Amiu.

L’indagine principale era deflagrata nel 2014 e aveva portato all’arresto di sette persone accusate di associazione per delinquere finalizzate alla corruzione e alla turbativa d’asta, Nei guai erano finiti l’allora responsabile affari generali di Amiu Corrado Grondona; gli imprenditori Gino, Vincenzo e Luigi Mamone, titolari della EcoGe; Stefano e Daniele Raschella’ e Claudio Deiana. Secondo l’accusa, Grondona faceva ottenere gli appalti agli imprenditori amici in cambio di serate con escort e tangenti.