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Toni Negri a Genova: “La violenza operaia e militante non fu sbagliata. Oggi occorre ricostruire la classe degli sfruttati” foto

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Genova. “Il ’77 non è un episodio che possa essere messo tra parentesi come la perdita di quella che era lo spirito del ’68. Il 77 è il vero ’68 italiano che non durò un anno come in Francia ma fu la costruzione decennale di un progetto che nella sua brutalità ha determinato la rottura definitiva, esemplificativa è l’uscita di Lama dall’università, dell’uscita del socialismo all’italiana dalla testa di quella generazione di militanti”. Toni Negri a Genova invitato insieme a Luciana Castellina e Guido Viale ad un evento collaterale alla mostra sul Sessantotto organizzata dall’Archivio dei movimenti di Genova racconta le specificità del ’68 italiano che “riuscì ad essere molto operaio” e rappresentò “l’inaugurazione dell’oltre-socialismo perché rimise “la vita al centro della politica contro la totalizzazione capitalistica”.

“Il 68 comprende la totalizzazione capitalistica e la sente come una schiavitù dell’animo -spiega il professore – ma lo interpreta come una possibilità di rottura: per me questo ha significato comunismo. Si trattava di costruire un mondo nuovo contro il socialismo, contro l’asservimento della vita nella società capitalistica”

Poi dopo il Settantasette secondo il leader di quella che fu l’autonomia operaia è mancato un ulteriore passaggio: “Sono quelli che erano più socialisti che hanno intrapreso la lotta armata: gli operai delle fabbriche che dopo aver sperato di vincere non vedevano più la possibilità di uscirne. la lotta armata non nasce dagli studenti”.

Il passaggio ulteriore mancato “non era quello della pace con il Pci o il socialismo all’italiana, ma la preparazione della classe operaia a quel passaggio di attacco che fu la ristrutturazione capitalistica dichiarata fin dal 1973-74”.

A chi dal pubblico ricorda che quegli anni furono anni di repressione, sopratutto di Stato Negri replica: “Certamente c’è stato il terrorismo di Stato ma abbiamo anche noi risposto con violenza. Abbiamo sbagliato a farlo? Non credo. La violenza operaia e militante ha costituito un momento di estrema ricchezza”.

E il futuro?“Oggi il nostro problema è ricominciare a identificare una classe sociale di sfruttati, ma è evidente che la ricostruzione di un movimento passerà necessariamente attraverso fasi di lotta dura”.