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Pd verso la scissione. La minoranza: “L’ha scelta Renzi”. Per Genova sarà il tracollo del centro sinistra

Se Bersani se ne andrà nuova emorragia di voti in vista delle amministrative

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Genova. Aggiornamento ore 19.30. “Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’e’ stato un ennesimo generoso tentativo unitario. E’ purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non e’ neanche stata fatta. E’ ormai chiaro che e’ Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi cosi’ una responsabilita’ gravissima”. Lo
affermano in un comunicato Michele Emiliano, Enrico Rossi, Roberto Speranza. La strada della scissione sembra ormai definitivamente tracciata.

Il Pd genovese resta alla finestra e trema davanti all’ipotesi di una scissione del partito che oggi, dopo un’assemblea durata sette ore, senza che sia stata fatta nessuna apertura alla minoranza sembra a tutti più vicina e potrebbe arrivare già domani quando Roberto Speranza, Enrico Rossi, Michele Emiliano e Pierluigi Bersani si incontreranno per decidere il da farsi. Se Emiliano sembrava pronto a mediare, Rossi, Bersani e l’ex segretario della Cgil Epifani hanno fatto capire che non c’è più spazio visto che nulla di quanto loro richiesto è stato accolto a cominciare dal rinvio del congresso che si è invece formalmente aperto al termine dell’assemblea stessa.

Critiche dure alla relazione del segretario Matteo Renzi, che si è oggi ufficialmente dimesso, sono arrivate da Giovanni Lunardon che ha definito la relazione “modesta e di rottura”. Critico anche il deputato Mario Tullo che ha provato poi a rompere la tensione con l’ironia: “La relazione non mi è piaciuta le conclusioni sì” ha scritto alludendo al fatto che visto l’andamento dell’assemblea e le dichiarazioni che arrivavano anche a margine dagli esponenti della maggioranza è stato meglio che Renzi non replicasse (come invece la stessa minoranza auspicava) perché questo avrebbe portato alla rottura immediata.

Ora in molti sperano ancora che la notte porti consiglio ma nelle prossime 24 ore sembra che si deciderà il futuro del Pd. E Genova appunto aspetta temendo il caos visto che con le elezioni amministrative alle porte, la scissione non può che provocare l’ennesima emorragia di voti. Anche se il gruppo dirigente genovese e ligure non sembra al momento pensare alla scissione è evidente che in una città dove Pierluigi Bersani è sempre stato più applaudito di Renzi, l’addio dell’ex segretario porterebbe via altri voti al Pd.

Altra cosa da vedere è cosa deciderà di fare il ministro spezzino Andrea Orlando che oggi nel suo intervento ha invitato ancora una volta a evitare la scissione: “E’ superfluo dire – ha detto il Guardasigilli – ai compagni che ieri erano al Vittoria che il socialismo non può essere realizzato da una forza marginale? No ma soprattutto non e’ superfluo chiedersi perché siamo arrivati fino a qui: io credo che dopo il referendum si e’ certificato uno scarto tra nostre idee e quello che abbiamo intorno, uno scarto che, diceva Gramsci, genera irrequietezza. Il tema non e’ solo chi ci guida ma come siamo organizzati, il conflitto portato ad alzo zero non avvicina energie nuove, soprattutto intellettuali, per ricostruire un pensiero”