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Tra mugugni e qualche scontento il Pd ligure va verso il congresso

Solo 103 delegati su 250: molti i contrari al congresso, ma al diktat di Roma non si sfugge. Nuovo segretario il 26 marzo

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Genova. Sono solo un centinaio i delegati arrivati all’assemblea regionale del Pd che deve preparare il congresso regionale fissato indicativamente per fine marzo. Un’assemblea sottotono e con qualche malumore proprio rispetto al diktat romano che il congresso regionale lo impone, mentre non anticipa quello del partito nazionale.

Manca il numero legale quindi (126 su 250 delegati), ma per eleggere la commissione regionale consultiva che dovrà gestire tutto il percorso congressuale, che si terrà indicativamente il 26 marzo, il voto non serve e il percorso va avanti.

Ad aprire l’assemblea il commissario David Ermini che ricorda come il suo mandato, scaduto dopo un anno ad agosto, sia stato poi prorogato dal Nazionale per il tempo della consultazione referendaria: “Io sarei anche stato disposto ad andare avanti – spiega Ermini ad una platea abbastanza distratta – ma il Partito nazionale ha stabilito che la Liguria vada a congresso”. Dei candidati non parla oggi il commissario che auspica invece la linea politica: “Sarei strafelice – dice – se riuscissimo a sostenere il lavoro delle federazioni di Spezia e Genova per cercare di creare una grande coalizione di centro sinistra”. Come dire: il congresso ci tocca ma cerchiamo di non dividerci e di occuparci di ciò che al momento è più importante.

Ermini avrebbe voluto oggi proporre una modifica al regolamento per la riduzione del numero dei delegati dell’assemblea, ma non se ne è fatto nulla perché mancava il numero legale.

Unica micropolemica quella tra i consigliere regionale Pippo Rossetti che ha accusato la segreteria genovese di non discutere: “Quelli che dicono che nel partito nazionale non si discute sono quelli che a Genova hanno la maggioranza e dove la discussione non c’è”. Immediata la replica del segretario genovese Alessandro Terrile: “La federazione di Genova – replica Terrile nel suo intervento – è una delle poche che sta aperta da mattino a sera, che non mette i dipendenti in cassa a differenza di quanto sta accadendo in altre città. A Genova si discute e si sta cercando di fare un percorso unitario, tanto è vero che la linea politica della segreteria per definire il percorso verso le amministrative è stata approvata in ben due direzioni provinciali”

“Facciamo un congresso e mettiamo al centro la nostra proposta politica per la Liguria” dice poi Terrile, che poi è la stessa linea di Raffaella Paita: “Se il congresso è l’occasione per discutere del tipo di Regione che vogliamo rispetto al centro destra, credo che non sia un’occasione sprecata. Non perderemo più – dice ancora Paita- quando ci convinceremo che visto che c’è la possibilità di perdere le relazioni tra di noi non possono più essere catastrofiche”.

Per un congresso unitario è l’ex segretario regionale Giovanni Lunardon. “Se qualcuno pensa che si possa andare alle primarie con gazebo e tutto in questo momento, a due mesi dalle elezioni amministrative più importanti degli ultimi 15 anni, è matto” dice senza mezzi termini

Tra gli interventi principali alcuni interventi minori quasi tutti contrari al congresso. A raccogliere i malumori anche degli assenti ci pensa Claudio Montaldo: “Si è aperta una discussione nazionale su dove deve andare il partito democratico, credo che oggi abbiamo bisogno di portare il Paese alla scadenza elettorale e abbiamo bisogno di fare la legge elettorale che trovi un equilibrio fra rappresentanza e governabilità. Questo partito ha bisogno di discutere perché dalle europee abbiamo sempre praticamente perso le competizioni elettorali. Il congresso regionale va fatto – dice Montaldo – insieme a quello nazionale ed Ermini se ha esigenza di tornare ai suoi impegni con il partito nazionale potrebbe essere nel frattempo sostituito da una figura locale”.

Montaldo sa però come sanno tutti, che dalla decisione di Roma non si scappa. Il congresso si fa, e si farà probabilmente con un candidato unitario perché nessuno, ma soprattutto i genovesi che sono in piena campagna elettorale, può permettersi “gazebo” appunto e liti infinite sui nomi. In sala oggi, era presente Vito Vattuone. Sarebbe lui l’uomo ‘bipartisan’ che potrebbe guidare il pd ligure dal 26 marzo, data stabilita per la fine del percorso congressuale. Gli altri parlamentari Donatella Albano, Massimo Caleo, Mara Carocci, Anna Giacobbe e Franco Vazio oltre al deputato del parlamento europeo Brando Benifei.

Candidato unico qui, sempre che la voglia insopprimibile di litigare in un partito che oggi più che raccogliere il richiamo di Ermini alla discussione e all’entusiasmo è apparso stanco e sonnacchioso, non torni improvvisamente a prevalere.