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Migranti, dopo Rapallo anche Portofino: “Nessun appartamento libero”

Rapallo e Portofino. “Eravamo d’accordo sul fatto di potere ospitare un determinato numero di migranti dal punto di vista lavorativo. Per quanto riguarda quello abitativo non abbiamo posti o sistemazioni utili da accogliere queste persone. Le liste di attesa, per ricevere una casa comunale, presenti attualmente sulle scrivanie di palazzo sono già piene di richieste inoltrate da nostri concittadini da tempo”.

Dopo il no di Rapallo anche Portofino si sfila e chiude ai migranti, affossando lo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, che vede le due località riunite con Santa Margherita, che ha invece dato la sua disponibilità, e Zoagli. Lo Sprar è sistema semplificato e in autogestione per l’accoglienza dei migranti. Se i Comuni dicessero no la prefettura potrebbe ricorrere ai Cas, centri di accoglienza straordinari, aprendone a piacere in qualsiasi comune tranne in quelli che hanno aderito allo Sprar.

Intanto arrivano le reazioni entusiaste da parte del centrodestra. “La città turistica di Rapallo – spiega Alessandro Puggioni (Lega Nord) – non apre al business immigrati e al degrado, seguendo il buonsenso e la volontà della maggioranza dei cittadini. Il sindaco Carlo Bagnasco ha fatto bene ad ascoltare la cittadinanza e a non lasciarsi intimidire dai buonisti. Prima dobbiamo aiutare le nostre famiglie in difficoltà, i giovani e i disoccupati, che purtroppo sono abbandonati dalla UE, dal Governo di Roma e dai vari buonisti della sinistra. Chi amministra sul territorio non dovrebbe essere complice di queste ingiustizie, ma dovrebbe sempre stare dalla parte della cittadinanza”.

D’accordo anche Matteo Rosso, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Carlo Gandolfo, assessore regionale del Comune di Recco, e Livio Ghisi, dirigente provinciale di Fdi-AN. “Da parte nostra c’è sempre stata piena contrarietà a questo folle progetto per le conseguenze negative che comporterebbe l’arrivo di nuovi immigrati dal punto di vista sociale ed economico. Come abbiamo più volte detto, prima di pensare a presunti profughi, sarebbe preferibile aiutare le fasce deboli dei nostri concittadini”.