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Improvvisate e soffocate dalle tasse, a Genova le imprese del turismo non decollano

Le presenze turistiche nel 2016 sono aumentate di oltre il 7%, ma per bar, ristoranti e alberghi la crescita è a saldo zero

Genova. Il turismo a Genova fa boom, ma l’eco della deflagrazione arriva molto smorzato sulle imprese strettamente legate al settore turistico.

Improvvisazione di chi apre una nuova attività, burocrazia soffocante, crisi economica, applicazione di modelli di vendita antiquati, sono alcuni dei motivi per cui se nel 2016 i turisti a Genova hanno visto aumentare le loro presenze del 7,38%, le attività legate all’ospitalità e alla ristorazione sono cresciute – dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016 – solo dell’1,1%.

I dati a confronto sono, da una parte, quelli dell’Osservatorio regionale sul Turismo (le presenze da gennaio a dicembre 2016, a Genova, sono state 1.774.607, rispetto al 2015 un aumento di 121.890 unità, e in proporzione sono cresciuti più gli italiani (+9,90%) che gli stranieri (+4,70%), dall’altra quelli del centro studi della Camera di Commercio – Infocamere: nel Comune di Genova le attività di nei settori di alloggio e ristorazione sono passate da 3.963 a 4.006 unità. Se si scorpora ulteriormente il dato (vedi tabelle) si evince come gli alberghi e ostelli siano fioriti molto di più rispetto al numero di bar e ristoranti.

dati turismo

Va meglio per quanto riguarda le imprese legate all’arte, allo sport, al divertimento e all’intrattenimento. Cresciute del 4,6% nell’ultimo anno passando da 589 a 563.

“E’ vero, non c’è stato un aumento esponenziale delle imprese attive – commenta Alessandro Cavo, presidente genovese della Fepag, l’associazione dei pubblici esercizi legata alla Camera di Commercio – ma è il risultato del saldo di molte aperture e molte chiusure. E’ la mortalità di queste aziende che deve essere analizzata”.

Secondo il presidente dell’associazione di bar e ristoranti: “L’instabilità di questo tipo di impresa si spiega con più ragioni, intanto con la leggerezza con cui alcune persone si avvicinano al settore, per aprire un bar bisognerebbe fare un piano industriale e invece quasi nessuno lo fa”. Non solo. “I pubblici esercizi sono l’ambito sul quale gli assolvimenti burocratici, e le tasse, hanno il peso maggiore, tra utente e costo lordo del personale è difficilissimo avere margini di guadagno”. A Genova si spendono, in media, 15.000 euro in più in costi di gestione rispetto ad altre città italiane. A questo si aggiunge il fatto che le attività legate al turismo non hanno un andamento costante: “Se ci si basa sul turismo – continua Cavo – bisogna sapere che basta qualche ponte in meno o qualche settimana più fredda e piovosa per vedere crollare gli introiti. Quello che ci manca è una base di cittadini con capacità di spesa”.

corsia pronto soccorso

Anche Simone Leoncini, presidente del municipio Centro Est, la zona dove si concentrano maggiormente le imprese legate al turismo, prova a offrire una chiave di lettura: “Siamo in un momento di stagnazione, e la crisi colpisce soprattutto i consumi considerati non necessari, i genovesi sono probabilmente poco propensi a spendere in beni non durevoli, inoltre – afferma Leoncini – credo che ci sia stato un forte ricambio nelle gestioni, chi ha saputo meglio interpretare le esigenze dei nuovi turisti, che cercano esperienze diverse rispetto a un tempo, non convenzionali, e a buon prezzo, è riuscito a sopravvivere, gli altri fanno fatica”.