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Droga, pistole e silenziatori, l’ultrà del Genoa condannato a 12 anni foto

Decine di chili di droga di ogni tipo, ma 'Davidino' non ha mai detto per chi custodiva armi e sostanze stupefacenti

Genova. E’ stato condannato a 12 anni di reclusione con rito abbreviato Davide Masala, 34 anni, operaio e ultrà rossoblu, in carcere dallo scorso anno dopo che era stato arrestato dalla squadra mobile prima che partisse per il Sud America.

Poco prima del suo arresto i poliziotti della squadra mobile, che lo avevano pedinato per mesi e avevano installato delle telecamere nei suoi due box di via Tortona e via Centurione Bracelli, gli avevano trovato chili di droga e un arsenale di armi che ancora non è chiaro a chi appartenessero. In particolare all’operaio e tifoso rossoblu, incensurato prima del suo arresto, sono stati sequestrati 26 chili di hashish, 8 di marijuana, oltre 1 chilo di cocaina, 3 chili e mezzo di ecstasy e quattro chili tra Aminopropil e Diidrobenzofurano, e banconote false per 18 mila euro. Oltre a due calibro 22 dotate entrambe di silenziatore. Un equipaggiamento più da killer che fa capo-ultrà.

‘Davidino’, come lo chiamano i tifosi della Nord, difeso dall’avvocato Stefano Sambugaro, non ha mai parlato con i magistrati o gli investigatori. Oggi, prima della sentenza, ha rilasciato dichiarazioni spontanee, ma non si è sottoposto a interrogatorio.

Le indagini continuano per capire a quale mercato fosse destinata la droga e soprattutto da chi veniva comprata o solo custodita. Il sospetto infatti è che droga e armi fossero custodite dal 34 enne per conto di qualcun altro, con un pericoloso avvicinamento del mondo del calcio con quello della malavita.