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Convegno ultradestre a Genova, forti reazioni della politica: “Non si deve fare”

Genova. Forti le reazioni da parte della forze politiche genovesi e liguri sul convegno internazionale delle ultradestre previsto a Genova nel prossimo fine settimana. Una riunione urgente dei capigruppo per condividere un ordine del giorno, che impegni l’amministrazione regionale a evitare lo svolgimento del convegno della destra estrema in programma fra qualche giorno a Genova. Lo ha chiesto questa mattina, all’apertura dei lavori del Consiglio regionale, la capogruppo del Pd Raffaella Paita.

“Dobbiamo difendere la storia democratica di Genova e della Regione Liguria – ha detto Paita – Abbiamo letto che Toti sostiene che questo convegno sia legittimo. Spero che riconsideri questa posizione. Ospitare la destra estrema in questa città offende le nostre tradizioni, la nostra cultura e va contro la nostra visione democratica”.

Posizione forte anche quella del M5S. “Un no senza se e senza ma ad ogni convegno, incontro o manifestazione che si richiami apertamente all’ideologia nazi-fascista. Democrazia e fascismo sono l’antitesi una dell’altro, come sancito dalla Costituzione e marchiato sulla carne di chi ha combattuto col sangue per liberare il nostro paese”. Lo scrive in una nota Il MoVimento 5 Stelle, che aborrisce ogni forma di propaganda nazi-fascista.

“Per questo non tollereremo da parte di Toti e della sua maggioranza alcun cedimento nella difesa dei valori democratici su cui si fonda la Costituzione. Ancora più grave che il Presidente della Regione Liguria abbia legittimato a parole il convegno dell’estrema destra in una città dai valori anti-fascisti come Genova. Pochi giorni fa abbiamo celebrato, con grande commozione, il Giorno della Memoria. Oggi abbiamo l’occasione di dare un senso concreto a quella giornata. Toti faccia un passo indietro e firmi il nostro Ordine del giorno per impedire il convegno e rimarcare i valori democratici e anti-fascisti della Regione Liguria e dell’Italia”, termina la nota.

Un fatto di una gravità inaudita per Marco Ravera, segretario regionale di Rifondazione Comunista. “In questo inizio anno continuano in Liguria le provocazioni dei movimenti di estrema destra. Prima Casa Pound ha cercato di organizzare un incontro ad Imperia nel Giorno della Memoria, poi Forza Nuova (la Corte di Cassazione, con sentenza 19449 Quinta sezione penale emessa l’8 gennaio 2010, ha ribadito la natura “nazifascista” dell’organizzazione) ha deciso di organizzare per il prossimo 11 febbraio un raduno di forze neofasciste e neonaziste a Genova. Uno schiaffo alla città Medaglia d’Oro alla Resistenza, un’offesa per la lotta dei ‘ragazzi in maglietta a strisce’.
Sulla vicenda è già intervenuta tempestivamente la Federazione genovese di Rifondazione, ma ciò che mi colpisce oggi sono le dichiarazioni del Presidente della Regione Giovanni Toti che sostiene come in una città libera e democratica bisogna ospitare anche chi la pensa diversamente”, dichiara.

“Presidente, non so a Novi Ligure, ma chi minimizza l’Olocausto, chi loda le SS, chi sfoggia croci celtiche, chi fa il “saluto romano” non ha semplicemente opinioni diverse, ma si richiama espressamente alle pagine più tristi e buie della storia europea e va cacciato dalle nostre città. Tocca poi alla politica non solo contrastare adunate come questa, ma lavorare per superare le disuguaglianze sociali, per combattere la povertà, per evitare le guerre tra poveri. Lavorare quindi per togliere alle forze neofasciste e neonaziste d’Europa il terreno sui cui riescono a radicarsi e a crescere”, conclude Ravera.

Netta anche la presa di posizione di Gianni Pastorino, consigliere regionale di Rete a Sinistra. «”Si rispettano e si difendono le idee altrui – spiega – quando, pur diverse, siano portatrici di rispetto, di uguaglianza, di giustizia o progresso sociale. Non è possibile, invece, difendere idee di violenza, permeate di sopraffazione fisica, che predicano il razzismo, il fascismo, l’omofobia, l’antisemitismo, l’islamofobia. Di conseguenza bisogna fare tutto il possibile per impedire che Genova ospiti l’adunata delle destre fasciste europee; se alla fine questa iniziativa sarà si farà, io sarò in prima fila per impedirla. Non è la Regione l’istituzione che potrà impedire il convegno dell’ultradestra violenta. Ma come consiglieri possiamo occupare lo spazio politico: dire chiaro e tondo ai genovesi che noi non siamo d’accordo, noi siamo contro qualsiasi cerimonia fascista. Il consiglio regionale si fonda sul rispetto reciproco, pur nella diversità; quegli altri credono solo nella violenza, nella sopraffazione, nella bestialità”.

Il comitato provinciale genovese del Partito Comunista “esprime la propria indignazione”. “Noi Comunisti riteniamo inaccettabile la provocazione dei fascisti nostrani, che hanno organizzato l’incontro nella nostra città; Genova, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, che nel 1960 impedì lo svolgimento del comizio di Almirante in piazza De Ferrari, oggi è chiamata a contrastare con decisione il convegno delle forze di estrema destra. Ci rivolgiamo quindi ad Anpi, alle forze politiche e a tutte le associazioni antifasciste per invitarle alla mobilitazione, qualora l’iniziativa fascista venisse confermata. All’affermazione del governatore Toti, secondo il quale “una città libera e democratica ospita convegni di chi la pensa diversamente” rispondiamo che l’apologia del fascismo è reato, come recita la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza e scritta col sangue dei nostri Partigiani”.

Anche il Nuovo PSI spiega come “in nessuna forma deve essere data copertura politica a un incontro pubblico dove vengono negate le ferme volontà democratiche della società italiana e di quella ligure per la sua tradizione”.

Su posizioni parzialmente diverse la Lega Nord. “Ritengo che nel nostro Paese – spiega il capogruppo Alessandro Piana – si possano organizzare incontri politici, ovviamente entro i canoni di quelli che sono i dettami di legge, senza ingerenze da parte dei partiti o degli enti istituzionali. Spetta senz’altro alle autorità competenti, come Prefettura e Questura, stabilire i criteri e i canoni per cui autorizzare o meno tali eventi. Mi sento sereno nell’affermare ciò perché provengo da una famiglia di antifascisti. Mio padre, mio zio e mia nonna furono arrestati dai nazifascisti. I bambini furono fatti scendere dal treno all’ultimo secondo, mentre lei fu deportata in Germania. Lo zio di mia madre, purtroppo, all’età di 25 anni, fu barbaramente ucciso dai nazifascisti. Pertanto, non provo nessun imbarazzo a sostenere che il prezzo in vite umane che ha pagato il nostro Paese sia valso a qualcosa di importante e fondamentale per tutti. Ovvero a consegnarci un Paese davvero libero e democratico, dove bisogna battersi per garantire a tutti il diritto di pensiero espresso entro i limiti della Costituzione. La libertà che ci è stata donata non può essere garantita a qualcuno e negata ad altri. Fermo restando che l’apologia del fascismo e qualsiasi forma di totalitarismo vanno condannate, impariamo dalla nostra storia e andiamo avanti senza rimanere ancorati a retaggi del passato”.