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Amiu-Iren, Doria: “Maghi e ricette miracolose? Non prendano in giro genovesi e lavoratori”

"Con il Comune commissariato e senza l'approvazione della delibera, l'alternativa è la Tari alle stelle o la rapida messa in liquidazione di Amiu. Due soluzioni per me inaccettabili"

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Genova. Sei punti, nero su bianco, sulla sua pagina Facebook per dire “ancora una volta come stanno le cose su Amiu”. Esattamente, sottolinea il sindaco Marco Doria, che ha già annunciato di voler ripresentare la delibera (con aggiustamenti in grado di recuperare i voti mancanti) entro marzo.

Il primo punto per ribadire che lui è sindaco dal 2012 e senza alcun ruolo amministrativo in precedenza. “Non sono dunque responsabile per come l’azienda è stata amministrata in passato – spiega il sindaco – Sto cercando di trovare le soluzioni possibili oggi, non quelle che si potevano trovare 10 o 15 anni fa”.

Il secondo, invece, riguarda Scarpino, chiusa nel 2014. “Il Comune ha, con indagini della magistratura in corso, seguito tutte le procedure di legge per poterla riaprire e per fare un piano finanziario che consente il risanamento ambientale del territorio”.

Quindi i conti: “Oggi Amiu ha debiti con il Comune e con le banche perché la Tari non bastava a sopportare i costi aumentati per il trasporto fuori Genova dei rifiuti”.

Il presente di Amiu: l’azienda secondo il sindaco al momento “ha una prospettiva di vita che termina nel 2020 quando ci sarà una gara per affidare il servizio di spazzamento e raccolta”, e allo stesso tempo “non ha un euro per realizzare quegli investimenti in impianti industriali del ciclo dei rifiuti che possono e debbono servire per Genova e per la città metropolitana”.

Ecco, dice Doria, cosa consentiva di fare la delibera di “aggregazione industriale con Iren”: ottenere una proroga del contratto di servizio “altrimenti impossibile, garantendo ad Amiu di continuare a lavorare oltre il 2020”. Poi gli investimenti (con creazione di forza lavoro) che “Amiu non è in grado di fare, mentre “Iren può portare soldi”. Infine “la sopravvivenza di Amiu oltre il 2020 consente di poter restituire il debito in un periodo lungo e in modo sostenibile finanziariamente”.

La conclusione è una posizione ferma, già espressa: “l’aggregazione con Iren (società controllata da Comuni italiani, tra cui il Comune di Genova) è l’unico percorso oggi possibile, per affrontare una situazione drammatica. Con il Comune commissariato e senza l’approvazione di una delibera come quella proposta l’alternativa è la Tari alle stelle o la rapida messa in liquidazione di Amiu – conclude il sindaco – Due soluzioni per me inaccettabili. Se ci sono dei maghi capaci di proporre ricette miracolose si facciano avanti, ma cerchino di evitare di prendere in giro i genovesi e i lavoratori”.

Un post che ha suscitato, ovviamente, una valanga di commenti, oltre a centinaia di like e condivisioni: alcuni di sostegno, altri (molti) di critica, a cui lo stesso sindaco ha però riposto. Una dialettica talvolta aspra, ma sempre corretta nei termini, nonostante il tema caldo. E c’è anche chi ha postato lo striscione comparso ieri allo stadio durante la partita della Sampdoria. “Non mi sembra giusto – ha risposto il sindaco – anche se io non avrei chiesto di levarlo”.