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Alluvione 2014, la Procura ricorre in appello contro l’assoluzione di Raffaella Paita

Per i magistrati Paita era consapevole dell'inadeguatezza della macchina che non si attivò per garantire l'allertamento degli altri enti

Genova. La Procura di Genova ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex assessore regionale Raffaella Paita  a processo per omicidio colposo e disastro colposo in relazione all’alluvione del 9 ottobre 2014 che provocò la morte dell’infermiere Antonio Campanella e rovesciò una valanga di acqua e fango tra Borgoratti, Brignole e la Foce.

Nell’appello, che sarà depositato nei prossimi giorni, la Procura spiega che la sentenza di assoluzione emessa dal Gup Ferdinando Baldini il 22 ottobre scorso (che ha invece rinviato a giudizio l’ex dirigente della protezione civile regionale Gabriella Minervini) non viene preso in considerazione un aspetto tecnico più generale rispetto al funzionamento della protezione civile regionale che, al di là dell’allerta, che non spettava all’assessore Paita, prevede l’attivazione di una macchina complessa di attivazione e di raccordo tra i vari organismi e di conseguente allertamento degli enti e dei cittadini. E alcune di queste funzioni, che fanno capo all’assessorato, non sarebbero secondo la Procura delegabili ai tecnici.

Il secondo aspetto su cui verte l’appello riguarda il fatto che l’assessore Paita sarebbe stata ben consapevole delle difficoltà e dell’inadeguatezza dell’apparato della protezione civile, così come lo aveva trovato (l’alluvione del 2014 arriva a 4 mesi dall’insediamento di Paita che andò a sostituire l’assessore Renata Briano) e di fronte a quella che viene definita “inerzia” del sistema, non è intervenuta. Preoccupazioni che Gabriella Minervini aveva nei mesi precedenti manifestato più volte.