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Un collegamento tra la bomba di Firenze e le molotov di Genova? Gli investigatori lo escludono “Obiettivi e modalità molto distanti”

Genova. Un collegamento tra l’ordigno esploso a Firenze all’alba di Capodanno davanti alla libreria di Casapound (dove è rimasto fra l’altro gravemente ferito un artificiere della polizia) e gli attentati incendiari di matrice anarchica nel Nord Italia compresi quelli ai bancomat e ai postamat di Genova? Lo ipotizza questa mattina un quotidiano del capoluogo toscano ma i vertici della Digos genovese escludono che ci sia un unico filo conduttore.

“Sono obiettivi chiaramente diversi – spiega una fonte qualificata – in un caso il bersaglio è un movimento di ultra destra, in questo caso parrebbe per fatti specifici, negli altri il potere e l’autorità in generale”. Rispetto all’attentato di Capodanno, infatti, sul sito Finimondo è comparso un articolo in cui la bomba sarebbe la risposta a un omicidio avvenuto a Firenze cinque anni fa: “Così ora, mentre i camerati di Gianluca Casseri (l’assassino degli ambulanti senegalesi, uccisi a Firenze nel dicembre 2011) devono prendere atto che il tempo passa ma la memoria resta, e gli inquirenti hanno aperto la caccia agli originali festaioli, c’è qualcuno in giro che magari se la starà ridendo, incredulo di aver preso i classici due piccioni – la reazione e l’autorità – con una fava”.

Diverse anche le modalità: un ordigno sofisticato (una vera bomba con un timer) contro delle molotov come nei casi dei postamat di Castelletto e dell’auto dell’Eni incendiata nello stesso quartiere. Per non parlare dell’attentato incendiario al garage della nuova caserma dei carabinieri di Rivarolo dove è stata usata della benzina incendiando alcuni cartoni.

Vero è che un certo fermento nell’area anarchica c’è anche a Genova: nelle scorse settimane sono comparsi in centro storico volantini di solidarietà all’anarchico genovese recentemente condannato per apologia di terrorismo (aveva a sua volta scritto volantini in cui solidarizzava con gli attentatori di Adinolfi, Cospito e Gai) e manifesti in solidarietà con gli arrestati dell’operazione ‘Scripta manent’ della procura di Torino. L’attenzione quindi resta alta, ma per gli investigatori è importante “non fare minestroni”