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Stazione Principe, stop al progetto del supermercato. E l’unica edicola appena riaperta chiuderà a fine mese

La nuova stazione piace, ma i canoni sono troppo alti, quattro gli spazi vuoti e molti faticano a far quadrare i conti

Genova. E’ bella e scintillante la nuova stazione Principe, su questo nessuno sembra avere dubbi, ma dietro le vetrate splendenti e le tante insegne di bar e negozietti, non mancano i problemi. Dopo anni di cantieri con i disagi per i pendolari e per chi in questi anni ha ‘resistito’ tra polvere e lavori infiniti, qualcuno poco dopo la riapertura, ha dovuto gettare la spugna non riuscendo a sostenere gli elevati canoni di affitto.

E’ il caso di Enza Giacinto, che con il marito ha fatto l’edicolante in stazione per 45 anni, di cui 30 passati proprio a Principe. Ad agosto di quest’anno Enza e il marito si sono arresi: troppi 2.700 euro di canone d’affitto al mese a cui aggiungere un migliaio di euro di di oneri accessori tra cui le spese di amministrazione. “Prima pagavamo mille euro al mese – dice Enza – e il giudice tramite una perizia aveva detto che era anche troppo, da lì siamo passati a 2.700 più le spese. Non ce la potevamo più fare”.

Luca Ubaldi, che gestisce il tabacchino accessibile dall’accesso laterale che porta verso il binario 11, tra affitto e oneri versa circa 5 mila euro al mese: “Lavoro dalle 6 alle 8 passate e non posso permettermi dipendenti perché il guadagno è praticamente nullo”. Anche lui e sua madre sono a Principe da anni, hanno subito i lavori, poi la ricollocazione temporanea, e nel contempo i canoni saliti alle stelle. Si resiste con grande fatica “perché di alternative lì fuori ce ne sono poche, ma è dura far quadrare i conti e non puoi nemmeno permetterti di ammalarti perché il locale deve stare aperto”.

Proprio di fronte alla sua rivendita di tabacchi c’è un grande spazio vuoto: doveva diventare un supermercato a marchio Carrefour, ma il contenzioso con il Comune, che non permette l’apertura di una superficie superiore ai 250 metri quadri, ha bloccato tutto. “Almeno il supermercato farebbe muovere da questo lato un po’ più di gente – dice Luca – perché così noi in pratica riusciamo a lavorare solo da aprile a settembre grazie anche ai croceristi che dalla stazione marittima risalgono e passano da qui”.

Oltre agli oneri e al canone ci sono poi le spese extra: “L’anno scorso – racconta un altro esercente – Grandi stazioni ha organizzato un evento, una specie di ballo, e a ciascun negozio per quella promozione è arrivata da pagare una fattura da 2.800 euro”. Di sotto nell’atrio principale, è arrivata anche la libreria Giunti, c’è un secondo storico tabacchino che riesce a malapena a far quadrare i conti, e a fine ottobre ha riaperto un’edicola, con tre dipendenti assunti dalla multinazionale Dufry che ha comprato il ramo edicole di Grandi Stazioni Dufry attraverso la società Network Italia Edicole.

Peccato che gira voce che a fine mese quest’edicola (l’unica dentro la stazione) chiuderà. Nessuno conferma ufficialmente, tantomeno i dipendenti, ma l’indiscrezione è che il canone sia troppo alto e il business non sia risultato redditizio per la Dufry, nonostante il modello non sia più quello dell’edicola tradizionale ma di un piccolo bazar che vende anche acqua, patatine e gadgets turistici.

“Non abbiamo notizie di lamentele circa i canoni né tantomeno di chiusure” fanno sapere da Grandi Stazioni Retail, la società del gruppo che si occupa della parte commerciale affittando gli spazi, mentre per quanto riguarda il supermercato Carrefour la società spiega che “a causa di problemi tecnici e amministrativi la vicenda è ancora molto fluida e non è possibile definire i tempi di una possibile apertura”. Di più non è dato sapere. “Se vogliono aprire un supermercato sotto i 250 mq – ribadisce il vicesindaco di Genova Stefano Bernini – lo possono fare senza ulteriori oneri”. L’idea iniziale era di aprire un super di dimensioni maggiori, unendo due o tre negozi per arrivare almeno a 500 metri quadri ipotesi che aveva sempre trovato il muro di Tursi (“La variante al Puc della giunta Vincenzi – ricorda Bernini – impediva la creazione di spazi commerciali nelle stazioni di dimensioni superiori ai negozi di vicinato) e forse un piccolo market non rappresenta un business interessante per il concessionario. Fatto sta che l’ipotesi del supermercato resta al momento al palo.

Stazione principe

Grandi Stazioni Retail tende a sottolineare però “la grande trasformazione che ha avuto la stazione dopo i lavori di ristrutturazione”. La galleria commerciale ospita ora, oltre a libreria e qualche piccolo negozio, ben sette bar: “Troppi – dice però qualcuno – così rischiano una guerra fra poveri”. In tutto questo alcuni commercianti lamentano l’assenza delle associazioni di categoria: “Prima almeno, quando c’era l’assessore Vesco, sapevamo a chi rivolgerci per tentare una mediazione. Oggi non sappiamo con chi parlare e le associazioni dei commercianti di noi non si sono mai preoccupate”.