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Piano lupo e abbattimenti controllati, il biologo Marsan: “Utile per contrastare il bracconaggio” foto

Il docente: "Se faremo prevenzione gli abbattimenti non ci saranno, ma non è chiaro chi si occuperà di sorvegliare i boschi"

Genova. Mentre animalisti e ambientalisti protestano con petizioni, mail bombing al ministero dell’Ambiente e presidi in vista dell’approvazione definitiva prevista per il prossimo 2 febbraio da parte della Conferenza Stato Regioni, il biologo genovese Andrea Marsan, massimo esperto di fauna selvatica e docente a contratto di Zootecnia all’Università di Genova, plaude al cosiddetto Piano Lupo, un documento in 22 punti che definisce le misure per favorire la convivenza tra lupi ed attività agricole, compresa quella contestatissima di un abbattimento controllato fino al 5% degli esemplari presenti sul territorio nazionale.

“Penso che il piano proposto dal ministero dell’ambiente sia coerente – dice Marsan – perché se è vero che in città tutti amiamo i lupi non possiamo negare che in campagna ci sia un conflitto con chi ha un’attività agricola. Ma l’obiettivo del piano è quello di fare soprattutto prevenzione. Se questa verrà fatta gli abbattimenti non saranno necessari. Ma gli eventuali abbattimenti serviranno anche a frenare il fenomeno del bracconaggio, che è oggi la prima causa di morte dei lupi, perché da un lato il piano prevede un inasprimento della sorveglianza e delle sanzioni, dall’altro gli agricoltori sentendosi più tutelati dall’insieme del piano saranno disincentivati a farsi giustizia da soli. Anche su questo concordo con il ministro: abbattere due lupi può servire a salvarne 100”.

Ma come sta il lupo in Italia? La specie dagli anni Novanta ad oggi in Italia è indubbiamente cresciuta: “Se negli anni novanta si parlava di una specie a rischio di estinzione perché gli esemplari erano sotto il migliaio oggi l’Ispira ne valuta un numero compreso da 1400 e 2000, una sessantina in Liguria” spiega Marsan.”Il loro numero aumenta con l’aumentare di quello della fauna selvatica come ungulati, daini e caprioli che a loro volta sono cresciuti con il progressivo abbandono delle campagne da parte dell’uomo”.

Quello che lascia perplessi del piano è però chi dovrà occuparsi dei controlli e delle sanzioni: “In Liguria grazie alla polizia provinciale – ricorda Marsan – abbiamo avuto l’unico caso di bracconiere condannato, ma ora la polizia provinciale è ridotta ai minimi termini e gli agenti della Forestale sono diventati carabinieri e ad oggi ancora non sappiamo se si occuperanno anche di questo aspetto oppure no”.