La "favola"

Genova, nuova opera di Tiler: il Bruco diventa Farfalla, ma senza lieto fine

Genova. “Sta Notte si esce a lavorare! Buon Sabato sera a tutti! Domani guardatevi intorno”. La suspense è durata il tempo di una notte e la domenica mattina ha portato alla luce la nuova opera-incursione di Tiler, l’artista di strada mascherato, ormai noto per far comparire sui muri della città le sue creazioni, composte da piastrelle disegnate. Una farfalla con un corpo da bruco (sì quel Bruco) è apparsa a Corte Lambruschini. Anche questa volta, la scelta dello street artist non è stata puramente casuale: la nuova opera narra infatti la favola di un “Bruco che diventa farfalla”. E dietro la favola, che Tiler racconta sulla sua pagina Facebook, la realtà con monito: “non c’è da congratularsi, non c’è festa, c’è solo la solita cruda realtà”.

Il bruco neanche a dirlo è “il mostro” (urbanistico) che campeggiava fino a qualche settimana fa a Corte Lambruschini.

“Questa è una storia che vorrei restasse a chi verrà domani – scrive Tiler – Narra di un Bruco, un essere un po’ speciale, il suo corpo era enorme, lungo ben 60 metri e le persone rimasero da subito molto stupite quando entrò in città e nelle nostre vite. Vide una strada molto grossa e molta gente ai lati che non sapeva come attraversarla, così decise, senza troppo pensarci su, che avrebbe offerto il suo corpo per aiutare quelle persone a giungere in sicurezza dove dovevano andare. Quanto stupore nel vedere un gesto così altruista, in migliaia cominciarono a calpestarlo, e cammina cammina alla fine nessuno si ricordava più da dove fosse venuto quel Bruco. 
Passarono gli anni, i troppi passi avevano lasciato il segno al punto che nessuno voleva più attraversare il suo corpo, il Bruco a quel punto decise che voleva continuare ad aiutare, non se ne sarebbe andato. Chiamo il suo amico Vento e gli chiese se gentilmente poteva avvertire chi incontrava per strada di notte, che lui era li e che il suo corpo poteva dare dimora e riparo. E vennero in tanti, non importava chi fossero nella vita, avevano bisogno di aiuto e lui li aiutava. 
Anche gli anni da rifugio passarono, e il Bruco si ritrovò di nuovo solo, vecchio, stanco e consumato al punto da non essere più un bello spettacolo. Così la gente cominciò a guardarlo male. Si fece una riunione con tutti i Colti della città per decidere cosa si potesse fare di un essere così grande e cosi inutile, la riunione durò anni, i Colti non mangiarono e non dormirono fino a che un giorno trovarono la soluzione…. A MORTE LA BESTIA! Corsero fuori in tutta fretta, fucili alla mano, ma quando arrivarono in quella grossa strada il Bruco non c’era più. Quello che agli occhi di tutti sembrava un corpo decadente, era in realtà l’inizio della sua metamorfosi, il nostro caro Bruco non stava morendo ma aveva appena cominciato a vivere. 
”CHE SPLENDIDA FARFALLA!” furono le parole del Vento quando lo vide spiccare il volo, da quel giorno non hanno più smesso di giocare insieme”.

E la storia, come tutte le opere di Tiler, si porta dietro, precisa, la denuncia. “La realtà la conosciamo bene tutti, negli anni 90 si spesero 2 miliardi di lire per costruire un oggetto di dubbia utilità – scrive ancora lo street artist – la ditta che lo costruì, come spesso accade in Italia, è poi fallita e i nostri cari governanti non hanno voluto prendersi carico della manutenzione del tunnel, lasciandolo per anni a simboleggiare il decadimento della nostra città. Oggi, chi ci governa si vanta e si elogia di averlo smontato, ma se si fermassero a pensare e smettessero di nutrirsi con le loro stesse bugie, si accorgerebbero di aver solo posto fine ad un fallimento, non c’è da congratularsi, non c’è festa, c’è solo la solita cruda realtà”.

La Principessa Gatta alla Foce, la creazione precedente, creò scompiglio e dibattito in Rete. La Farfalla-Bruco, c’è da scommettere, non sarà da meno. “Ci sono molti bruchi nel nostro paese, ahime. Buona giornata e buon lavoro al poeta delle pareti dimenticate”, scrive Patrizia. “E si, pieno, all’ospedale San Martino c’è anche una bella tana”, la risposta sibillina di Tiler. Guardiamoci intorno.

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