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Le indagini

Delitto di Craviasco, Albano Crocco decapitato quando era già morto

Depositata la relazione finale sull'autopsia e gli accertamenti tecnici del Ris. Cade l'aggravante della crudeltà.

Fungaiolo decapitato a Lumarzo

Genova. Albano Crocco è stato decapitato dopo che era già cadavere. Lo dice, senza ombra di dubbio, la relazione finale sull’autopsia eseguita dal medico legale Alessandro Bonsignore. Contrariamente a quanto era emerso ad un primo esame esterno di ciò che restava del corpo dell’ex infermiere di Craviasco, ucciso dal nipote Claudio Borgarelli l’11 ottobre scorso, Crocco è morto a causa dei due proiettili con cui è stato colpito da dietro a distanza ravvicinata.

L’aspetto più macabro di quell’omicidio quindi sarebbe derivato da una decisione che Borgarelli ha preso poi di impulso, dopo l’omicidio, forse nel tentativo di ritardare l’identificazione del cadavere.

La relazione del medico legale, che è stata consegnata al sostituto procuratore Silvio Franz che indaga sull’omicidio dovrebbe far cadere l’aggravante della crudeltà dell’omicidio. Resta invece il reato di soppressione di parte di cadavere visto che la testa dell’uomo, gettata in un cassonetto a Staglieno, non è mai stata ritrovata. Quello che cambia dal punto di vista difensivo è anche un po’ la percezione di quel terribile delitto che aveva suscitato orrore e sgomento.

Secondo il racconto che lo stesso Borgarelli fece al momento della confessione, dopo l’ennesima lite con lo zio per la questione del passaggio con l’auto nel suo vialetto nel bosco Borgarelli quella mattina vedendo Crocco e pensando fosse armato prende la pistola e lo segue, i due litigano e Crocco – sostiene Borgarelli – gli sputa in faccia, poi si gira e prosegue verso il bosco. A questo punto Borgarelli gli spara due colpi in testa.

Anche l’accertamento tecnico del Ris conferma questa tesi: la pistola sequestrata dai carabinieri e indicata dallo stesso Borgarelli come arma del delitto al momento della confessione e i colpi sono due a distanza ravvicinata. Tutte le altre ferite sul corpo della vittima sono state fatte successivamente alla morte: quelle al braccio sono state fatte con il machete probabilmente di striscio mentre veniva tranciata la testa, le altre sul corpo sarebbero ferite da trascinamento (Borgarelli sposterà il corpo dello zio di un centinaio di metri per tentare di nasconderlo).

Intanto entro il 28 febbraio sarà depositata la perizia psichiatrica chiesta dal gip Cinzia Perroni su Borgarelli: il medico legale Gabriele Rocca lo ha già incontrato diverse molte nel carcere di Marassi dove Borgarelli è rinchiuso dalla fine di ottobre.
L’avvocato di Borgarelli Antonio Rubino aveva allegato all’istanza per la perizia la relazione del consulente di parte Pietro Ciliberti, direttore del dipartimento di Salute Mentale della Asl 3, secondo la quale il 55 enne sarebbe affetto da un disturbo psicotico caratterizzato da delirio di persecuzione. Ora, se la perizia confermerà la tesi della difesa, per Borgarelli sarà quasi scontato ottenere quantomeno la seminfermità mentale.

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