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Casa alla famiglia sgomberata, il Comune: “Servono soluzioni nella legalità”

La vicenda della famiglia Dioguardi fa discutere: giusto che sia stata assegnata un'abitazione extra graduatorie?

Genova. Un servizio sulla trasmissione tv “Dalla vostra parte”, il tam tam sui social network, un gara di solidarietà fra i cittadini di Marassi e – soprattutto – l’intervento della Regione Liguria hanno portato un lieto fine alla vicenda di Luca Dioguardi, edile disoccupato, costretto da oltre un mese a dormire in macchina con la moglie e la figlia di 4 anni, dopo essere stati sgomberati da una casa popolare occupata nel 2013 in via Terpi.

L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola è riuscito ad assegnare alla famiglia genovese un appartamento di Arte, non inserito nelle graduatorie pubbliche, in modo da affrontare temporaneamente l’emergenza. Ma dal Comune di Genova arriva una precisazione. “Sono circa tre anni che il signor Dioguardi è in contatto con l’Ufficio emergenza abitativa – dice Elisabetta Fracassi, assessore alle Politiche Abitative – all’epoca lui e la sua famiglia erano ancora in affitto presso privati. Gli era stato proposto un alloggio in Val Polcevera ma quella casa venne rifiutata perché lontano dall’abitazione della madre e dal luogo di lavoro della moglie”. Dioguardi aveva spiegato che avrebbe saputo trovare una soluzione migliore. “La soluzione – aggiunge – è stata quella di occupare abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica”.

Quando l’uomo ha ricevuto l’ingiunzione al rilascio dell’alloggio, ha impugnato il provvedimento dinanzi al giudice invocando lo stato di necessità, ma la sentenza del tribunale non gliel’ha riconosciuto confermando l’obbligo a rilasciare immediatamente l’abitazione.

emanuela fracassi

“Purtroppo – continua l’assessore Fracassi – la situazione che questa famiglia ha dovuto affrontare riguarda anche moltissime altre che quotidianamente si rivolgono ai servizi sociali municipali, all’ufficio emergenza abitativa del Comune di Genova, ai centri di ascolto Caritas e alle associazioni di volontariato che si impegnano nella lotta alla povertà. È il risultato di una crisi economica che ha ridotto in povertà una fascia sempre più ampia di popolazione: mille sfratti all’anno a Genova, un aumento delle morosità nell’edilizia pubblica e un numero sempre maggiore di famiglie che vivono in condizioni di disagio abitativo”.

Le risposte al fenomeno non sono molte, ma esistono: per esempio l’Agenzia sociale per la Casa del Comune che ospita circa 80 famiglie all’anno e il Fondo morosità incolpevole che, permettendo di ritrattare lo sfratto tra proprietario e inquilino e rimborsando parzialmente il proprietario del credito avanzato. “Comprensibile che a volte la disperazione porti a comportamenti scorretti, ma crediamo fermamente che le soluzioni ai problemi vadano ricercate nella legalità” conclude Fracassi.