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Via la bandiera Piaggio Aero dall’ex stabilimento di Sestri, un lavoratore la raccoglie: “Anche i simboli sono importanti”

Sulle aree i sindacati hanno chiesto un incontro al nuovo presidente del porto Signorini. Piaggio Aero intanto tenta la rinegoziazione del debito con le banche

Genova. Un’azione certamente legittima quella della Phase che lunedì mattina si è insediata su parte delle aree ex Piaggio e posizionando la sua bandiera ha gettato via quella di Piaggio Aero, ma un’azione che in questo momento delicatissimo per il futuro dell’azienda areonautica sancisce simbolicamente la fine di una storia che, per quanto riguarda Genova si è chiusa con l’accordo di due anni fa con la chiusura della produzione nonostante il mantenimento del service e del delivery center.

Un lavoratore ha trovato la bandiera, l’ha raccolta e fotografata. “Per noi anche i simboli hanno importanza” dice Antonio Caminito della Fiom Cgil. Proprio sulla questione delle aree da mesi regna il silenzio. L’accordo di programma imporrebbe alle aziende che si insediano nelle aree di Sestri ponente di privilegiare il reimpiego dei lavoratori Piaggio Aero oggi in cassa integrazione, ma l’autorità portuale, non firmataria di quell’accordo, ha dato il via libera alla concessione, al momento di sei mesi, all’azienda della Valbisagno Phase Motion Control, da anni in cerca di nuovi spazi.

“Abbiamo chiesto un incontro al nuovo presidente dell’autorità portuale Signorini – spiega Caminito – speriamo di essere convocati a breve, nel frattempo le altre istituzioni dalla Regione al Comune tacciono. Per noi quell’accordo di programma resta valido e vogliamo risposte”.

Tace anche Piaggio Aero, almeno ufficialmente. Il nuovo piano industriale dovrebbe essere presentato ai sindacati verso marzo. Il nuovo gruppo dirigente nel frattempo sta cercando di rinegoziare il debito con le banche (che ammonta a oltre 400 milioni di euro). Secondo quanto appresto l’accordo potrebbe anche arrivare, ma le banche hanno posto un vincolo, vale a dire che sia ridotto del 50% il debito con la Sace, società che fa capo a Cassa Depositi e Prestiti che gestisce il credito per l’export. In tutto questo il futuro incerto di 1260 dipendenti, 90 dei quasi a Genova sono in cassa integrazione da due anni.