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Verso Genova 2017, Pd di area renziana: “Noi andiamo avanti con la candidatura di Regazzoni”

Genova. “Il dato politico emerso dalla Direzione di ieri è uno solo. Il Sindaco Doria, con la sua non-scelta, continua a tenere volutamente il PD in una condizione di impasse politica, per poter gestire da regista una candidatura unitaria a lui gradita del centrosinistra. Se non un Doria bis, almeno un Doria fotocopia che ci garantirà, nell’unità, la sconfitta”. Si legge in una nota di Simone Regazzoni, Giovanni Battista Raggi, tesoriere regionale PD, Francesco Chiossone, Circolo PD Centro Storico, Rocco De Santis, Circolo PD Pinetti, Rosy Ferro, Circolo PD Struppa, Francesca Gallerani, Circolo PD Castelletto, Nicolina Ganduglia, Circolo PD Struppa, Giovanna Ganduglia, Circolo PD Struppa, Aldo Martini, Circolo PD Struppa, Andrea Mura, Consigliere Municipale PD, Municipio IV Media Val Bisagno, Debora Paparella, Circolo PD di Quinto Nervi, Claudio Regazzoni, Circolo PD Struppa, membro Assemblea regionale, Oscar Ricci, Circolo PD Castelletto, Enrico Rizza, Responsabile Comitato per Simone Regazzoni Sindaco, Francesco Sannino, Circolo PD Carlo Caprile, Micaela Scaranello, Circolo PD Struppa, Luca Serena, Circolo PD Sanità, membro assemblea provinciale, Antonio Venezia, Circolo PD di Sestri Ponente.

“E il PD non sa che fare. Il gruppo dirigente genovese è arrivato a metà dicembre senza lavorato alla costruzione di una candidatura unitaria e senza aver scelto con chiarezza il percorso di confronto democratico delle primarie. Né una linea né l’altra. Per questo subiamo le iniziative altrui. Siamo a metà dicembre e il gruppo dirigente del PD dice quello che diceva a agosto, luglio, giugno, maggio, aprile: che scegliamo i candidati con le primarie, ma che non escludiamo di poter lavorare a un candidato unitario. Francamente un po’ poco come strategia politica. Le forze alla nostra sinistra, nel frattempo, coperte dalla non-decisione di Doria, si organizzano autonomamente dicendo, quando sono gentili, che gli accordi con il PD non sono in testa alla loro agenda. Il PD avrebbe potuto dire che era tempo di elaborare una proposta politica forte e autonoma e costruire una propria candidatura per cominciare a parlare alla città e aprire un dialogo con le altre forze politiche da una posizione non subalterna”, prosegue la nota.

“Il gruppo dirigente del PD genovese ha deciso di non farlo. Ha deciso di non decidere. Il documento approvato dalla Direzione prospetta di dar vita a una delegazione che intraprenda un percorso di confronto programmatico con gli altri soggetti politici e sociali. Chi? Quando? Come? Su quali basi? Il lessico in politichese da anni Settanta, e la vaghezza dei punti programmatici, dicono già tutto. Più che una strategia politica di gioco sembra un continuare a lanciare in avanti la palla e correre tutti sperando in Dio, in una confusione che ricorda la famosa partita di pallone di fantozziana memoria. È probabile che Dio non si manifesterà né invierà qualcuno a salvare il PD genovese che rischia solo di arrivare in una posizione di estrema debolezza ad affrontare quelle primarie che lo terrorizzano oppure di chinare, ancora una volta, il capo di fronte a Doria che detterà così, dopo il programma, anche il candidato di un centrosinistra perdente. Se questa è la decisione ne prendiamo atto. In modo critico, come inevitabile, ma ne prendiamo atto. La nostra candidatura, naturalmente, resta in campo insieme alla richiesta di primarie e al tentativo di raggruppare un’area renziana sempre più vasta. Ma responsabilmente chiediamo di essere rappresentati attraverso la figura di Giovanni Battista Raggi nella delegazione che già nei prossimi giorni inizierà il suo percorso di confronto politico”, terminano gli esponenti del Pd.