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La storia della miniera di Gambatesa tra scienza, leggenda e ricordi fotogallery video

Leggende, scherzi tra minatori e molto altro

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Ne. Perché la roccia non crolli nonostante sia situata a 550 metri sotto terra, ma anche gli scherzi dei minatori ai più giovani e il ricordo di chi ci ha lavorato. Queste alcune delle sfaccettature dell’inaugurazione della storica miniera di Gambatesa a Ne.

Miniera di Gambatesa

“Il diaspro è una roccia molto tenace, composta principalmente di silicio, ed è più forte dello stesso acciaio, tanto che se passassimo la lama di un coltello contro le pareti si rovinerebbe quella, ma non la roccia – ha spiegato una delle geologhe che presta anche servizio come guida nella miniera – Qui dentro, infatti, è stata usata la dinamite più potente per l’avanzamento nelle gallerie”.

A Gambaresa potrebbero verificarsi piccoli cedimenti, ma non si sono mai registrati e per fortuna nemmeno morti da crollo. “Per via dell’assetto strutturale di base e la tenacia della roccia stessa, i crolli erano soltanto in blocchi, che venivano subito fatti cadere quando si creavano le gallerie – ha proseguito – le uniche opere di fortificazione sono nelle grosse stanze di coltivazione dove ci sono pali di castagno. Quando questi ‘cantavano’ si sapeva che qualcosa stava per crollare. Producevano infatti un fortissimo suono e il minatore sapeva che stava per succedere qualcosa”.

Non mancano alcune curiosità e leggende su questo luogo. “C’è ad esempio un pozzo e proprio in quel luogo i minatori più anziani prendevano in giro quelli più giovani dicendo loro di buttare una monetina per avere la protezione di Santa Barbara – ha raccontato ancora la geologa – in realtà non facevano altro che andare successivamente a recuperare i loro soldi”.

Poi la testimonianza di in questa miniera ha lavorato per molti anni. “Ho fatto il perforatore qui dal 1957 al settembre del 1974 – ha raccontato un anziano minatore – ognuno aveva il suo ruolo, ma una volta che si era dentro nessuno avvertiva più il pericolo”.

Ricordi e leggende, un’inaugurazione all’insegna della storia, della tradizione, ma anche della scienza.

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