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La “madonnina dei Camalli”, e la mensa con zimino e trippe. La visita di Bagnasco alla Compagnia Unica

Genova. L’altare e’ stato allestito sotto la “madonnnina dei camalli”, la statuetta recuperata nella vecchia sala chiamata del centro storico, nel 1964 è collocata a San Benigno assieme alle foto dei caduti sul lavoro, e poi un pranzo in mensa, con i lavoratori a base di “Zimino e trippe, come ogni giovedì” spiega il console di Compagnia Unica, Antonio Benvenuto. L’accoglienza all’arcivescovo di Genova, Il Presidente della CEI, Cardinale Angelo Bagnasco, e’ semplice, come nel carattere dei camalli genovesi, ma molto sentita.

Madonnina camalli bagnasco in porto

Lo stesso Arcivescovo, appena arrivato sul piazzale della chiamata si lascia andare a qualche battuta in genovese. “Tou li u biundu” dice rivolto al vice console, e poi gli abbracci con i portuali che hanno scelto di partecipare alla messa, qualche battuta di ricordo con quelli più anziani. Una funzione che i portuali della Compagnia Unica avevano chiesto all’arcivescovo, per ricordare le persone cadute sul lavoro, e per pregare su un porto che, ancora, vive momenti di crisi e sul quale la chiesa genovese ha sempre avuto attenzione. L’arcivescovo, quindi, affronta i temi del lavoro e dei collegamenti.

“Speriamo che i lavori per il Terzo Valico procedano con la massima rapidità perché è lo sbocco del porto di Genova verso il Nord Italia ed il Nord Europa. Se il porto trova degli sbocchi commerciali sicuramente rinascerà sempre di più. Molto è già stato fatto ma c’è ancora molto da fare – spiega il Cardinale, Angelo Bagnasco – il lavoro come sempre è il tema primario e il porto sappiamo che è il cuore di Genova e continua ad esserlo. L’attenzione della Chiesa verso il porto c’è sempre stata perché la storia di Genova ha le sue radici nel mare. Mi sembra -ha concluso il presidente della Cei riferendosi allo scalo del capoluogo ligure- che ci siano delle buone speranze e dei buoni segnali”.

Ma l’incontro e la messa, alla quale hanno partecipato alcune decine di lavoratori ” ma per noi e’ una giornata normale – ricorda il Console – non abbiamo fatto inviti particolari e il lavoro deve, comunque, andare avanti” e’ stata anche l’occasione per raccontare un modo di essere, quello dei camalli genovesi, che riesce a far convivere Lenin e Togliatti con la madonnina. “Le nostre foto non le togliamo di certo – continua Benvenuto – ma nemmeno la madonnina. L’abbiamo chiusa con una tenda rossa, perché questa è’ la sala che viene utilizzata per le serate danzanti ma, quando si fanno iniziative di questo tipo si apre. Ci sono le foto dei caduti, quelli vecchi, degli anni 60 an eh se, purtroppo, ne abbiamo avuto molti altri”.

“La madonnina ci sta’ – conclude Il Console – e’ per della nostra storia. Noi non abbiamo dovuto aggiungere o togliere niente rispetto agli anni sessanta. C’è Lenin, c’è Togliatti, c’è Guido Rossa e c’è anche la madonnina. Anche perché noi siamo come un paese, c’è di tutto. La gente ha le proprie idee e noi non diamo,ovviamente, indicazioni politiche”.