Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Da Fincantieri all’Ilva, da Leonardo ad Ansaldo Energia: i metalmeccanici genovesi bocciano il nuovo contratto nazionale

Landini una settimana fa era venuto a Genova per difendere l'ipotesi di accordo. Il direttivo della Fiom di Genova lo aveva bocciato all'unanimità

Genova. I lavoratori delle principali industrie genovesi hanno bocciato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici firmato a fine novembre a Roma da Fiom, Fim e Uilm. A dire no sono stati i lavoratori di Ilva con 732 no contro 123 sì, Fincantieri (406 no e 52 sì), Riparazioni navali (no all’80%), Ansaldo sts (no 62%), Leonardo (no 70%).

Il nuovo contratto è stato bocciato anche in Ansaldo Energia, con 733 lavoratori che hanno votato no contro 677 sì. Contro quell’accordo due settimane fa si era espresso, praticamente all’unanimità il direttivo genovese della Fiom in disaccordo con il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil Maurizio Landini. Venerdì Landini era venuto a Genova per partecipare all’assemblea proprio di Ansaldo Energia e difendere l’accordo che disegna di fatto un nuovo modello contrattuale prevedendo che da un lato gli aumenti salariali vengano erogati ex post, nel mese di giugno, in base all’inflazione relativa all’anno precedente. Il resto anziché arrivare ‘cash’, arriverebbe tramite benefit welfare, come l’estensione della sanità integrativa al 100%, buoni benzina, buoni spesa e via dicendo.

Anche nel Tigullio l’accordo è stato bocciato con il 70% dei no. In attesa del dato nazionale, la bocciatura a livello locale crea quantomeno un problema politico per il segretario generale Landini: “Se i metalmeccanici italiani diranno sì all’accordo, ovviamente lo applicheremo anche a Genova – commenta il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro – ma lo faremo in modo critico perché il voto nelle industrie genovesi dimostra che abbiamo intercettato un malessere dei lavoratori”.

“Era difficile fare un contratto – ammette Manganaro – ma noi abbiamo scelto quello peggiore che crea un precedente pericoloso in quanto il ‘welfare’ che noi abbiamo chiamato ‘carrello della spesa’ va a sostituire gli aumenti salariali non agendo sugli istituti contrattuali penalizzando soprattutto i giovani e ipotecando per i prossimi anni il futuro della contrattazione”.