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Compravano con la droga l’identità dei tossicodipendenti: i documenti falsi per l’espatrio dei clandestini, sgominata gang

Quasi un 'tour operator' per l'immigrazione clandestina. Ogni espatrio poteva fruttare fino a 10 mila euro

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Genova.  Un gruppo ben organizzato, quasi un ‘tour operator’ dell’immigrazione clandestina che si era dato come obiettivo quello di consentire  a soggetti albanesi di andare in Inghilterra grazie a una carta di identità italiana valida per l’espatrio. Il giro, che fruttava all’organizzazione circa 6-10 mila euro a volta, è stato sgominato dai  poliziotti del Commissariato di Rapallo insieme alla Squadra mobile di Genova.

Nove le ordinanze di custodia cautelare in carcere, una ai domiciliari e l’obbligo di presentazione in Questura per altri 11 soggetti, per lo più tossicodipendenti del Tigullio. A finire in manette fra gli altri Salvatore Occhioni, 56 anni, il figlio William di 25, il 25 enne Francesco Romano, tutti residenti nel Levanto e il 66 enne genovese Giovanni Montello.

L’indagine è partita nell’autunno del 2015, quando i poliziotti del commissariato di Rapallo hanno notato che diversi tossicodipendenti, denunciavano a più riprese lo smarrimento o il deterioramento dei documenti di identità, richiedendone un nuovo rilascio all’Ufficio Anagrafe del Comune.

Dall’attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore Emilio Gatti, è emerso che i nuovi documenti di identità erano destinati ad albanesi clandestini che volevano raggiungere, con identità fittizie, il Regno Unito.

Punto di riferimento nel Tigullio per i clandestini era Salvatore Occhioni, con precedenti di Polizia. Costui, con la complicità di altri soggetti, riusciva a fornire ai clandestini sia una nuova identità che il supporto logistico necessario per conseguire il loro scopo.

I clandestini venivano così dotati di una carta d’identità italiana alterata con la sostituzione della fotografia, di una tessera sanitaria europea, che gli dava diritto alle cure mediche sul suolo britannico, dei titoli di viaggio necessari e anche di eventuali accompagnatori.

Questi ultimi avevano il compito di aggirare la cosiddetta ‘intervista’, effettuata a campione dalla polizia di frontiera, fingendosi amici del clandestino e rispondendo alle domande che erano poste prima dell’imbarco in aereo.

Il gruppo, inoltre, era in grado di reperire e falsificare anche documenti esteri quali visti inglesi e carte d’identità rumene. I tossicodipendenti, che cedevano i loro documenti di identità erano reclutati dal figlio 25enne William, con precedenti per detenzione di stupefacente ai fini di spaccio, e venivano pagati talvolta con denaro ma soprattutto con dosi di stupefacente.

Dell’alterazione della carta di identità si occupava un terzo genovese Francesco Romano 25enne che, talvolta, provvedeva in prima persona a fare espatriare clandestini albanesi verso il Regno Unito.
Nel corso delle indagini gli investigatori hanno segnalato diversi soggetti in procinto di raggiungere clandestinamente il Regno Unito, consentendo in tutto 10 arresti di cui tre da parte di polizie straniere a Copenaghen e a Calais.
Questi arresti hanno indotto il gruppo a modificare le modalità di espatrio dei clandestini, prima utilizzando scali intermedi, poi viaggi in pullman poi il trasferimento con mezzi proprio o auto a noleggio,  fino a progettare di stabilirsi a Calais per traghettare con un’imbarcazione senza intermediari i clandestini, grazie alle competenze di uno degli arrestati. Quest’ultimo compito doveva essere svolto da Giovanni Montello, capitano di lungo corso e già implicato tre anni fa nell’inchiesta Casioca della squadra mobile