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I dettagli

Centinaia di clienti truffati in tutta Italia: nell’indagine sul re delle televendite anche il notaio Salati fotogallery

Sequestro preventivo per sei compra oro a Genova. Per alcuni clienti monili che valevano il 90% in meno.

Giuseppe D'Anna

Genova. Tre anni di indagini che hanno ricostruito 35 anni di storia del re delle televendite Giuseppe D’Anna e della sua famiglia scoprendo quella che per gli investigatori è una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa contrattuale, alle ricettazione e al riciclaggio. Un giro d’affari che consentiva al capostipite Giuseppe (finito ai domiciliari perché ha raggiunti i 70 anni), al figlio Ruben, alla sorellastra Johanna, alla fidanzata di Ruben Emanuela Botta (tutti e tre in carcere da questa mattina) e al marito di Johanna Nicola Peragine di fare la bella vita e che in parte veniva reinvestito in società fittizie intestate a prestanomi per proseguire il business.

Ma in cosa consisteva la truffa? La famiglia D’Anna, che da un anno e mezzo avevo trasferito la sede legale a Settimo Milanese così come gli studi della loro ‘La tv dei gioielli srl’ ,vendevano in tutta Italia attraverso le televendite che andavano in onda sulle loro frequenze ma anche su Sky, oro e diamanti dalle caratteristiche tecniche (di carati nel caso dell’oro, di qualità nel caso dei diamanti) nettamente inferiori a quelle che loro assicuravano agli ignari clienti a cui fornivano certificati falsi, spesso portati a mano a casa dai complici delle truffe. Centinaia solo in questi ultimi anni i fascicoli arrivati nelle procure di tutt’Italia, spesso archiviati perché i clienti venivano risarciti oppure rinunciavano alla querela.

Quei fascicoli sono stati raccolti pazientemente dall’aliquota della polizia giudiziaria di Genova diretta dal colonnello Maurizio Panzironi che ha rintracciato i clienti in tutto lo stivale, spesso ignari di essere stati truffati e fatto periziare 120 monili. Una signora in Veneto era arrivata ad acquistare 120 mila euro di quelli che lei credeva essere beni rifugio, e che valevano complessivamente in realtà meno della metà.

I proventi secondo gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Emilio Gatti, venivano reinvestiti in gioiellerie e sopratutto nei compra oro. Sei gli esercizi sequestrati con provvedimento di sequestro preventivo firmato dal gip Ferdinando Baldini: la gioielleria Cristin di piazza Tommaseo, i compraoro di via Pastorino a Bolzaneto, via Jori a Rivarolo, piazza Vittorio Veneto a Sampierdarena, via Galata e corso Buenos Aires in centro città. Sequestrate anche una Ferrari, alcune moto Bmw, due ville in Gallura, una in Costa Azzurra e una Lugano oltre a numerosi appartamenti a Genova oltre ad assegni e contanti per 11 milioni di euro.

Fra i 23 indagati anche un professionista molto noto: si tratta del notaio Armando Salati. Secondo gli investigatori lui sarebbe stato il professionista di fiducia per le compagini societarie dei D’Anna, ‘rogando’ una sessantina di operazioni. Al momento l’ipotesi investigativa è che in almeno due casi Salati fosse a conoscenza che del fatto che un’azienda veniva intestata ad un prestanome, ma al vaglio ve ne sarebbero altri. I carabinieri questa mattina sono andati nel suo ufficio in piazza Colombo sequestrando parecchie carte. L’ipotesi di reato è falso in atto pubblico e concorso esterno nell’associazione a delinquere. Per lui è stato disposta la sospensione per sei mesi dall’esercizio della professione.

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