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Tubi rotti in città, via ai lavori a Borzoli: altri 2 milioni entro l’anno nelle zone più critiche

14 i tubi di grandi dimensioni che sono saltati, 100 i guasti nel 2016. "Ma non possiamo sostituire tutta la ghisa grigia"

Genova. E’ ufficialmente partito con i primi carotaggi il cantiere di via Borzoli che porterà alla sostituzione dei tubi dell’acqua in una delle zone che ha provocato le maggiori criticità in questi ultimi mesi. Oltre a questi lavori per i quali l’ato ha stanziato 860 mila euro, altri 2 milioni verranno messi a disposizione entro dicembre. Dove? “Nelle zone più critiche che verranno individuate nelle prossime settimane” spiega in commissione a Tursi il consigliere delegato della città metropolitana Enrico Pignone. Alla commissione hanno partecipato i vertici di Ireti che hanno portato un po’ di dati. “I numeri delle rotture – ha spiegato Giovanni Gnocchi, responsabile del servizio idrico integrato del Gruppo – non sono di per sé particolarmente alti anzi i guasti in generale sono in calo visto che nel 2012 sono stati 269, nel 2013 128, nel 2014 137, nel 2015 139 e in questo sfortunato 2016 sono comunque finora 100”.

Il problema è che se calano le rotture delle tubazioni di piccole e medie dimensioni, a cresce quest’anno sono i tubi di diametro maggiore, che sono proprio quelli che provocano disagi a fasce più ampie della popolazione, con interruzione del servizio in interi quartieri o quasi. Questi i dati: nel 2012 8 tubi di grandi dimensione che hanno avuto perdite, 11 nel 2013, 9 nel 2014, 7 nel 2015 e 14 al momento nel 2016.

Tra le azioni che Iren sta mettendo in campo, spiegano i vertici, una convenzione con l’università di Genova (attraverso i dipartimenti di Meccanica e Metallurgia) per l’analisi delle cause dei guasti, la sperimentazione di nuove tecnologie per il monitoraggio della rete attraverso un sistema ad ultrasuoni e anche l’utilizzo già sperimentato in Emilia delle immagini satellitari, e uno studio di distrettualizzazione. “In pratica – spiega Gnocchi – si individuano alcune zone omogenee della città, possibilmente in piano che vengono monitorate in maniera molto analitica per misurare quantità di acqua che entra e soprattutto le portate notturne. In questo modo, una variazione di queste portate consente immediatamente di accorgersi di un’eventuale perdita”.

Non solo. Visto che uno dei problemi principali potrebbe essere la pressione elevata dell’acqua, che più di tanto non può essere toccata visto la conformazione del territorio: “In queste zone proveremo anche ad abbassare gradualmente la pressione, piano piano in modo da provare a dare una sollecitazione minore sui tubi senza creare problemi di acqua alle utenze”.

Si va avanti quindi, ma alla richiesta dei consiglieri di provvedere al più presto alla sostituzione dei tubi di ghisa, circa il 40% dell’intera rete che è lunga 1200 km, la città metropolitana e il Comune di Genova frenano: “Non possiamo perché questo finirebbe sulle bollette dei genovesi, occorre programmare gli interventi a medio lungo termine e procedere immediatamente invece nelle zone più critiche che stiamo individuando”.