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Terzo Valico, gli abitanti di Trasta: “Le case tremano, di notte non si dorme e la collina sembra venir giù”

Il vicesindaco replica stizzito: "Se c'è pericolo la pubblica incolumità deve sgomberarvi". E il cociv manda in sala rossa l'addetta stampa

Genova. Salita Ca’ dei Trenta, salita Cerasola, via Castel Morrone, via Rocca dei Corvi. Sono arrivati in tanti gli abitanti di Trasta per far sentire per la prima volta la loro voce a Tursi e raccontare cosa significa vivere con il cantiere del Terzo valico sotto le finestre o peggio sotto le fondamenta della propria casa. L’occasione è stata una commissione chiesta a lungo tempo in particolare dai consiglieri del movimento 5 stelle per verificare come il Comune di Genova stia gestendo il rapporto con gli ‘interferiti’ dalle grandi opere.

Una commissione che ha affrontato anche questioni legate al nodo ferroviario di Genova e alla Gronda di Ponente (dove 30 famiglie di via Nostra signora della Guardia ancora attendono di conoscere il loro destino e con loro tante aziende della zona). Invitati a partecipare anche i dirigenti di Spea-Autostrade, Rfi e Cociv ma mentre i primi due hanno mandato tecnici e funzionari il Cociv ha mandato la responsabile delle relazioni esterne, che altro non ha potuto fare che prendere appunti per riferire ai suoi vertici, appena rinnovati fra l’altro dopo i numerosi arresti.

A proposito del terzo valico Ferrovie si sono limitate a ribadire come Rfi abbia assunto la direzione dei lavori dei cantieri e come si stia organizzando per essere più strutturata sul territorio. Ma a parlare questa mattina sono stati sopratutto gli abitanti perché se è vero che Cociv ha risarcito senza esitare quanti sono stati costretti ad abbandonare le case espropriate e poi abbattute, diversa è la sorte di chi accanto a quel cantiere che ha pesantemente trasformato il paesaggio ci deve continuare a vivere. “Sono tre anni che non dormiamo di notte – racconta Luigi Vinelli di Salita Ca’ dei Trenta – che il letto trema quando la talpa lavora, che sobbalziamo quando vengono fatte esplodere le mine. Non riusciamo più a dormire e la nostra salute è a rischio. Poi ci sono i fumi e gli incendi e nessuno ci dice in quelle gallerie cosa stanno bruciando per non parlare delle polveri che respiriamo”.

Situazione non molto diversa in salita Ceresola dove Cristina Balostro denuncia una “situazione gravissima con le case danneggiate e la collina sta pian piano scivolando Ci è stato detto di fare dei preventivi ma con un cantiere in piena attività occorrerebbe rifarli di continuo”. “Chiediamo che il Comune di interponga tra noi e il Cociv come ha fatto per chi è stato espropriato perché non si sono solo i danni strutturali ma anche una valutazione della nostra salute perché non sappiamo se quello che respiriamo oggi ci provocherà un tumore tra dieci anni”. A proposito della collina scavata l’accusa è pesante: “Ce lo hanno detto anche dei tecnici del Cociv che stanno lavorando su una frana che si muove, e noi siamo preoccupati”.

Tiziana Garrone abita invece in via Rocca dei Corvi. Il suo terreno è stato parzialmente espropriato ma la casa è ancora lì solo che “dove c’era il bosco ora c’è la polvere del cantiere, con gli operai davanti alle finestre. Tra i problemi segnalati una ‘roggia’ già esondata due volte nel 2014 che ora sarebbe di nuovo a rischio, un muro pericolante solo puntellato e mai sistemato da due anni e la vivibilità di un quartiere che accogliere anche la scuola materna ed elementare di Villa Sanguineti. E poi i sacchi bianchi che vengono smaltiti e di cui i cittadini non conoscono il contenuto

Incalzato dalle domande dei consiglieri pentastellati, in due abitano proprio in quella zona della Valpolcevera, e da anni chiedono garanzie e tutele per tutti gli abitanti, il vicesindaco Bernini risponde. “Su Ca’ dei Trenta -dice – c’è una fase ancora aperta. Chiederemo al Governo di incrementare l’investimento legato alle compensazioni, ne abbiamo parlato anche ad Alessandria con il commissario Romano, siamo consapevoli che serva un intervento ulteriore”. Bernini però perde la calma a sentir parlare di rischi idrogeologici: “Viste le parole dette in aula al termine della commissione avvertirò immediatamente il collega che si occupa della pubblica incolumità perché se è vero come dicono alcuni abitanti che le abitazioni sono a rischio, dovranno essere sgomberate al più presto”.

Il clima si fa teso in particolare con il capogruppo del M5S Paolo Putti che accusa il vicensidaco di intimidire gli abitanti e lui che replica: “Devo per forza avvertire il collega sennò potrei essere accusato di omissione d’atti d’ufficio”. E Muscarà rincalza: “Allora riporti tutte le denunce che sono state fatte stamattina”.

I cittadini replicano a loro volta: “Se si fossero fatti i controlli quando era il momento anziché mandarci la polizia quando manifestavano non ci troveremmo ora in questa situazione”. Il botta è risposta va avanti un po’, ma le risposte tecniche più attese, quelle di Cociv non arrivano così la commissione si chiude con un impegno ad aggiornarla in tempi brevi in attesa delle risposte del general contractor. Ma una data ancora non c’è.