In Liguria uno sportello "anti-gender": sì dal Consiglio regionale - Genova 24
Approvato

In Liguria uno sportello “anti-gender”: sì dal Consiglio regionale

Ed è polemica, Rete a Sinistra: "Ancora una volta la Regione discrimina i cittadini"

consiglio regionale

Liguria. “Un numero verde e una mail dedicata a segnalazioni e richieste di supporto da parte delle famiglie con minori per denunciare episodi di bullismo, razzismo, vandalismo, droga e alcolismo ma anche di promozione delle teorie gender”. Ed sono quelle ultime due parole a scatenare la polemica.

Il consiglio regionale della Liguria ha infatti approvato, su proposta di Fratelli d’Italia, l’istituzione di uno sportello a sostegno delle famiglie e contro la diffusione delle teorie gender, provocando la reazione delle opposizioni. “La mozione presentata dal consigliere Matteo Rosso – spiega il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino – ci appare del tutto anacronistica, incoerente e fuori dalla realtà di questo Paese. Ci sono donne che amano le donne, ci sono uomini che amano gli uomini; e devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri. Nessuno deve permettersi di considerarli individui di serie B. Peraltro è evidente la miopia del testo, considerato che si rivolge esclusivamente alla famiglia tradizionale: il centrodestra non si accorge che a Genova e in Liguria esistono tantissime coppie che per libera scelta, o per necessità, decidono di convivere e di avere figli senza essere sposate”.

“Ma soprattutto è deprecabile il passaggio in cui si equipara la diffusione della “teoria gender” a episodi di razzismo, bullismo e droga. L’omosessualità non è una dipendenza, non è una malattia, non è una devianza – sottolinea Pastorino -. Come non esistono seguaci della fantomatica teoria gender che fomentano la confusione nell’identità sessuale; perché non esiste alcuna teoria. Al contrario, bullismo, razzismo e omofobia sono tratti storicamente accertati: sono evidenti nei mutamenti sociali del nostro Paese”.

Critiche anche dalla capogruppo del Pd Raffaella Paita: “Una destra così retriva e reazionaria come quella che governa la Regione Liguria – attacca – non ce la saremmo mai aspettata. Oggi in Consiglio, infatti, con il voto contrario di tutta l’opposizione, è stata approvata una mozione del consigliere Rosso di Fratelli d’Italia che impegna la Giunta a istituire uno sportello dedicato alle famiglie, per segnalare, oltre ai casi di bullissimo e violenza, anche l’eventuale promozione della teoria del gender nelle scuole. Un’iniziativa gravissima, di stampo medievale e lontana anni luce dal profilo liberale di un centrodestra moderno. Anche il ministero dell’Istruzione ha fatto chiarezza su questo punto, ribadendo che insegnamenti di questo tipo non esistono. Questa maggioranza, però, preferisce inseguire fantasmi e fanatismi. La sessualità di una persona è un fatto privato e ci sono leggi che garantiscono diritti e parità. Ma forse in questo Consiglio regionale c’è ancora chi non si vuole arrendere alla normalità della diversità e vuole imporre le proprie teorie oscurantiste e senza fondamento”.

“Daremo – controbatte Matteo Rosso – un importante segno di vicinanza alle famiglie e aggiungeremo un servizio, che a oggi mancava, in ambito educativo e sociale. La bagarre scatenata oggi in Consiglio dalla minoranza, che ha cercato in tutte le maniere di strumentalizzare il mio documento, dimostra che una certa parte politica non comprende a fondo le reali esigenze delle famiglie oggi, che hanno il bisogno e il diritto di essere coinvolte nei processi educativi all’interno della scuola e non solo. Purtroppo, nonostante la minoranza in Regione continui a negarlo, si sono già verificati episodi in città come Padova o Treviso dove, a scuola, all’insaputa dei genitori, i bambini sono stati obbligati dagli insegnanti a vestirsi da maschi se femmine e da femmine se maschi. Con lo sportello delle famiglie, vogliamo prevenire queste situazioni e quindi far sì che le famiglie siano preventivamente informate di queste eventuali iniziative per prendere poi decisioni condivise sui propri figli”.

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