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Lavoratori senza stipendio e senza prospettive: sciopero e presidio alla Edita

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Genova. Sciopero e presidio questa mattina per il lavoratori di Edita, azienda che si occupa di back office e archiviazione dati. L’azienda, con sede legale a Milano, a Genova impiega 26 lavoratori negli uffici di via Ferri a Fegino. “Edita ha messo in campo un piano di forte ristrutturazione che in altre città ha avuto come conseguenza la mobilità di molti lavoratori – spiega Ivano Mortola, Fiom Cgil – a Genova avevamo raggiunto un accordo per applicare i contratti di solidarietà al 50%. In pratica, l’azienda non aveva l’obbligo di anticipare la solidarietà in cambio del pagamento regolare del 50% rimanente del salario”.

Le cose però sono andate diversamente: “Abbiamo stipulato il contratto il primo ottobre e lo stipendio non è arrivato, così come non è stato rispettato l’impegno di rientrare gradualmente del debito di un anno dei buoni pasto dovuti ai lavoratori. Soldi non ne sono arrivati e i lavoratori sono molto preoccupati per un futuro che sembra ormai senza prospettive”.

In origine l’azienda era nata come Elsag Sti, una costola di Elsag, poi diventata Sti. La società era fallita e dal fallimento era stata affittata per un certo periodo. Nel 2013, era stata rilevata dalla Edita di Milano. In passato
Edita vantava in passato grandi clienti a cominciare da Ansaldo Energia dove lavoravano distaccati una decina di lavoratori, da un anno in cassa integrazione straordinaria, dopo che l’azienda ha perso l’appalto.

Quasi contemporaneamente l’azienda ha anche perso l’appalto per il gruppo Carige, un altro dei principali clienti: “L’appalto è atto affidato a una ditta di Bologna – spiega il sindacalista – che svolge lavorazioni soprattutto nel sud Italia. Un’assegnazione legittima, ma non possiamo non rilevare come la banca del territorio non si sia preoccupata di inserire una clausola sociale per tutelare i lavoratori genovesi in modo che potessero essere assunti dall’azienda subentrante”.
“Chiediamo urgentemente un confronto con le istituzioni – aggiunge Alessandro Tanda, Fim Cisl – per tutelare questi lavoratori che per 40 anni hanno gestito con grande professionalità dati delicati come quelli del primo gruppo bancario genovese”.