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Quando la città divenne un fiume. Genova ricorda le vittime delle alluvioni foto

Angela, Shpresa, Gioia, Gianissa, Serena, Evelina. Tre anni dopo Antonio. Anniversario in un weekend di allerta meteo

Genova. Angela Chiaramonte, Shpresa Djala e le figlie Gioia e Gianissa, Serena Costa ed Evelina Pietranera. Tre anni dopo Antonio Campanella. Tributi umani, sacrificati da Genova sull’altare della sicurezza (che non c’è) dal rischio idrogeologico. Sei vittime il 4 novembre 2011 in quella tragica via Fereggiano; un’altra il 9 ottobre 2014.

E’ la contabilità di un territorio, quello genovese, troppo fragile, iper-costruito e cementificato in decenni di speculazioni selvagge. E l’anniversario della strage del 2011 cade in un fine settimana di allerta meteo, a ricordare che, nonostante i lavori di messa in sicurezza del Bisagno e dei suoi affluenti proseguano, il pericolo, seppur mitigato, rimane in agguato. Il rischio zero non esiste, neanche dopo il completamento dello scolmatore del Fereggiano, previsto nel 2018.

Ieri un minuto di silenzio in Consiglio regionale, oggi le commemorazioni ufficiali: l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova Giovanni Crivello e il presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante si sono ritrovati davanti alla targa commemorativa all’incrocio tra corso Sardegna e corso De Stefanis. Alla presenza dei familiari e dei rappresentanti del Comitato dei cittadini di via Fereggiano è stata deposta una corona. Una scena replicata in via Canevari. “Stiamo lavorando – ha spiegato Crivello – affinché tragedie come queste non possano
ripetersi mai più”.

Intanto prosegue il fronte giudiziario, con i familiari delle vittime che hanno ribadito di aspettare ancora giustizia: “Il 18 novembre – ha spiegato il papà di Serena Costa – ci sarà la sentenza del processo e noi siamo fiduciosi che possa essere fatta giustizia condannando chi non ha evitato che quella tragedia che ci ha strappato i nostri cari”. Al processo sono imputati oltre all’ex sindaco Marta Vincenzi l’ex assessore Francesco Scidone, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Sandro Gambelli e Pierpaolo Cha e l’ex coordinatore dei volontari Roberto Gabutti. Sono accusati di omicidio colposo, disastro colposo, falso e calunnia. Gabutti solo di falso.