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A Genova il Giubileo con le persone senza dimora e rifugiate cristiane

Genova. Lunedì 7 novembre la Diocesi vivrà il Giubileo con le persone senza dimora e rifugiate cristiane. L’appuntamento è per le ore 17 in Piazza S. Lorenzo. Alle ore 17.30 il passaggio della Porta Santa e alle ore 18 la S. Messa celebrata da S.E. il Card. Angelo Bagnasco che, a seguire, parteciperà anche alla cena condivisa presso il Chiostro del Museo Diocesano.

L’Anno Santo ci ricorda che la Misericordia di Dio è rivolta a tutti ed è in cerca di tutti, qualunque sia la condizione in cui ci si trova. Papa Francesco ha sottolineato questa certezza moltiplicando le Porte Sante e proponendo giornate giubilari dedicate a singoli stati di vita. Da qui la necessità di questo Giubileo con le persone senza dimora e rifugiate. Accanto a quanti soffrono disagio ed emarginazione ci saranno le diverse realtà ecclesiali che operano a loro favore attraverso volontari e operatori sociali, non solo per garantire servizi essenziali ma per costruire nuove relazioni.

“Per questo – commenta Monsignor Marino Poggi, vicario per la testimonianza e il servizio della carità – abbiamo voluto chiamarlo Giubileo ‘con’ e non Giubileo ‘delle’ persone senza dimora e rifugiate cristiane. E’ una sfumatura che ci pare rivelatrice del problema: quando parliamo di profondi stati di bisogno, infatti, è naturale accostarsi ad essi con l’idea di fare qualcosa ‘per’ contrastarli, pensando che ciò sia sufficiente. In realtà si tratta di scendere più in profondità, con un servizio fedele, che poggia in primo luogo sull’ascolto e che ci conduce ad entrare in relazione ‘con’ chi soffre. ‘Stare con’ è un’esperienza più coinvolgente, che investe chi aiuta tanto quanto chi è aiutato, restituisce ad entrambi dignità e supera il gesto di una singola elemosina. E questa relazione è tanto più significativa se vissuta all’interno di una comunità che aiuta, di una delle realtà attive in questo ambito. In esse l’apporto del singolo viene formato, accompagnato, condiviso: anche in questo caso, dunque, è essenziale quel piccolo ‘con’ perché l’azione personale diventi una presenza efficace”.