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Corso Europa, il cantiere della discordia chiuderà a giorni: sul ponte lavori a fine gennaio foto

Ritardi e polemiche. L'ultima su una soletta troppo sottile in un tratto di 20 metri. Il cantiere era partito nell'aprile 2015 per sostituire 344 metri di guard rail

Genova. “Un percorso di sofferenza”. Così l’assessore ai lavori pubblici Gianni Crivello definisce la risistemazione del guard rail in corso Europa percorso che ha condiviso con l’assessore alla mobilità Anna Maria Dagnino e l’assessore municipale del Levante Raffaelli. Un cantiere che ha presentato problemi e ritardi di mesi e suscitato l’ira di residenti e di quelli che devono attraversare quel tratto ogni giorno per andare a scuola o al lavoro. Ma ora una sorta di via di uscita, dopo l’ultimo ostacolo potrebbe essere arrivata.

Il problema o meglio, l’ultimo in ordine di tempo, è il fatto che “In corso d’opera, nonostante i molti rilievi e sondaggi effettuati fossero corretti, la soletta su cui impostare un tratto di guard rail lungo 20 metri sul ponte di Sturla ha uno spessore assai minore di quello ipotizzato, uno spessore di 10cm anziché 50/60 comunque come dovrebbe essere. Questo è dovuto – spiega Crivello – al fatto che il ponte è stato costruito negli anni 60,negli anni 80 il tubo dell’acquedotto che vi è ancorato è crollato e nel tempo la parte centrale dove è alloggiato il tubo stesso ha subito diversi interventi di modifica e trasformazione”

Si è reso così necessaria la riprogettazione dell’intervento. Per non tenere però di nuovo il cantiere fermo con la viabilità strozzata “l’impresa collocherà tutto il guard rail,tranne che in questi ultimi 20 metri. Appena finito, potrebbe volerci una decina di giorni chiudiamo il cantiere, temporaneamente e ripristiniamo la viabilità piena in tutte e due le carreggiate, Nel frattempo saranno preparati i pezzi particolari per consolidare la soletta, per avere a lavori conclusi, più sicurezza ed efficacia alle barriere. Il cantiere si riaprirà a gennaio inoltrato solo per quella, per concludere, il più celermente possibile, questo percorso di sofferenza”.