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Alluvione 2011, quando Tursi rifiutò di risarcire le famiglie delle vittime. Ora deve pagare e ha una seconda ‘chance’

Il Comune dovrà pagare quasi 5 milioni di provvisionali ma i costi potrebbero raddoppiare con i processi civili a meno che non venga offerto un risarcimento complessivo. Due anni fa l'assicurazione rifiuto di pagare le famiglie delle vittime

Genova. Ha perso un’occasione l’amministrazione Doria per dare un segno di discontinuità con quanto accaduto il 4 novembre 2011, con la gestione raffazzonata di quel comitato per ‘emergenza, con quel verbale taroccato costruito a tavolino con cui si è mentito alla città ferita e alle famiglie delle sei vittime del Fereggiano.

L’occasione l’amministrazione dell’attuale sindaco l’ha persa due anni fa. Con l’apertura del dibattimento che vedeva imputati l’ex sindaco Marta Vincenzi, l’assessore alla protezione civile Francesco Scidone e tre dirigenti del Comune per omicidio e disastro colposo (oltre che per falso e calunnia), il Comune di Genova chiamato come responsabile civile aveva prima fatto sapere tramite il suo legale che era disposto a risarcire i famigliari delle vittime, poi aveva cambiato idea e la compagnia di assicurazioni di Tursi (la Sircus del gruppo Lercari) con una laconica lettera, aveva fatto sapere che non vi erano allo stato le condizioni per un accordo stragiudiziale di risarcimento. Gli avvocati delle parti civili (Emanuele Olcese, Nicola Scodnik, Giampaolo La Cognata, Giovanni Ricco) erano rimasti scioccati dalla risposta tranchant.

Ieri la sentenza pronunciata dal giudice monocratico Adriana Petri, ha disposto per i familiari delle sei vittime provvisionali del valore complessivo di quasi 5 milioni di euro, che gli imputati condannati (Vincenzi, Scidone e Delponte) dovranno pagare in solido con il Comune di Genova. Come avviene sempre in questi casi, vista l’entità degli importi, sarà il Comune a dover pagare subito salvo poi tentare di ‘rivalersi’ sugli imputati.

Ma non finisce qui, visto che altre spese potrebbero essere stabilite nel processo d’appello, che difficilmente anche se dovesse stabilire una sentenza meno pesante di quella di primo grado, potrà arrivare e dire che non esiste nessun colpevole. E sopratutto, quando la sentenza sarà definitiva, verranno instaurate le cause civili e il Comune di Genova sarà chiamato a pagare altri milioni di euro a completare i risarcimenti. Fra l’altro, secondo quanto appreso, il massimale dell’assicurazione di Tursi è di 6 milioni di euro, che si esaurirebbe quindi quasi tutto con le provvisionali.

Così, l’occasione persa due anni fa quindi oggi si ripresenta. Una sorta di seconda ‘chance’ per l’amministrazione di Tursi che vede comunque uno dei suoi dirigenti condannato in primo grado a 4 anni e 5 mesi di reclusione, altri tre dipendenti a rischio processo per falsa testimonianza (’ex comandante della polizia municipale Roberto Mangiardi, alla scadenza del contratto, è tornato a Torino dove è direttore del Commercio).

Il Comune di Genova, quando fra 90 giorni quando la sentenza sarà depositata e sarà chiamato a pagare le provvisionali, potrebbe fare un’offerta alle famiglie delle vittime offrendo un risarcimento più cospicuo in modo da evitare alla comunità costi ancora più alti con i processi civili e, soprattutto, dando un segnale di assunzione di responsabilità come amministrazione per quanto accaduto.

Perché se è vero che i risarcimenti sono l’ultimo problema per chi cinque anni fa ha perso una figlia, una madre, una sorella, e se è vero che da allora l’amministrazione Doria ha messo in campo parecchi importanti correttivi in tema di protezione civile, quei morti non si cancellano e il Comune di Genova come ente ne è stato considerato civilmente (e forse anche moralmente) responsabile.