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Alluvione 2011, il giorno della sentenza: l’ex sindaco di Genova rischia sei anni

Sei vittime, altrettanti imputati. A 5 anni dalla strage del Fereggiano, le famiglie di Sphresa, Gioia, Gianissa, Serena, Angela ed Evelina chiedono giustizia.

Genova. E’ il giorno della sentenza per il processo per l’alluvione del Fereggiano del 4 novembre del 2011 che provocò sei vittime. Questa mattina, dopo le repliche degli ultimi due difensori, il giudice Adriana Petri si chiuderà in camera di consiglio e ne uscirà con il pronunciamento di assoluzione o condanna.

LE VITTIME. Sphresa Djala 28 anni e le figlie Gioia di 8 e Gianissa di 1 stavano tornando a casa dopo aver recuperato la più grande da scuola. L’onda del Fereggiano le ha investite e uccise, nell’androne del palazzo dove abitavano, come Angela Chiaramonte 40 anni moglie di un agente della polizia penitenziaria che è riuscita appena in tempo a spingere via il suo figlio più piccolo prima di essere travolta. Evelina Pietranera, 50 anni, aveva dato il cambio al marito nella loro edicola di via Giacometti ed è rimasta schiacciata tra due auto venute giù da via Fereggiano. Serena Costa, 19 anni, era andata a prendere il fratello Danilo a scuola per andare poi insieme dalla nonna: lui è riuscito ad aggrapparsi ad una ringhiera, lei è stata portata via.

GLI IMPUTATI. A processo per omicidio e disastro colposo ma anche falso ci sono l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore alla protezione Civile del Comune di Genova Francesco Scidone e i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli. Accusato solo di falso e calunnia l’allora coordinatore dei volontari di protezione civile Roberto Gabutti.

Circa 70 udienze (ora 80 dopo le repliche delle parti) che hanno fatto emergere una “”impietosa fotografia della protezione civile comunale” che “fino al 2011 era una tematica fortemente sottostimata, forse una grande seccatura” ha detto nella requisitoria finale il sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà che ha chiesto 6 anni e un mese per l’ex sindaco, 5 anni e 11 mesi per Scidone.

LE ACCUSE. I dirigenti comunali con il sindaco e gli assessori sono accusati di non aver disposto la chiusura delle scuole nonostante ci fosse un’allerta 2 (cinque delle sei vittime sono morte dopo aver recuperato un parente da scuola) e per non aver chiuso con tempestività le strade su cui il Fereggiano sondato quella tragica mattina avrebbe riversato la sua furia. Non hanno chiamato i presidi delle scuole per assicurarsi che non facessero uscire gli alunni. Neppure, secondo l’accusa, avrebbero predisposto qualsiasi iniziativa finalizzata a tutelare la pubblica incolumità.

Non solo. Accanto all’accusa di omicidio e disastro colposo c’è quella di falso perché il verbale di quella tragica giornata è stato corretto ‘anticipando’ di oltre 30 minuti il momento dell’esondazione e dicendo che un volontario solo dieci minuti prima della tragedia avrebbe detto che la situazione del torrente non destava particolare preoccupazione. Tutto questo per accreditare la tesi che l’esondazione sia stata un evento improvviso contro cui nulla si sarebbe potuto fare. In realtà, come è emerso dalle indagini e anche dal processo quel volontario, sul Fereggiano non c’era mai arrivato proprio perché la situazione già alle 12 era molto grave in quella parte della Valbisagno. Il Fereggiano esonderà poi intorno alle 12.45