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Salute e lavoro

Riparazioni navali e inquinamento, entro fine anno l’elettrificazione delle banchine

Ma in Regione è polemica. M5S: "Almeno 5 km dalle abitazioni, noi a 200 metri"

Le riparazioni navali di Genova sono un pericolo per la salute dei cittadini? Una prima verifica la si avrà dal prossimo anno, dopo l’elettrificazione delle banchine. I lavori dovrebbero concludersi infatti entro dicembre, permettendo così il collegamento alla rete elettrica. L’annuncio lo ha dato oggi in consiglio regionale l’assessore all’Ambiente Giacomo Giampedrone. “Si ridurranno così sensibilmente il rumore e le emissioni delle navi in stazionamento – ha spiegato – un importante risultato in termini di abbattimento dell’inquinamento. Potremo così misurare l’impatto dell’innovazione grazie alle analisi del dipartimento di Fisica dell’Università”.

Altra cosa, però, è la delocalizzazione delle attività di riparazione navale. “A Marsiglia e Bordeuax – ha attaccato il consigliere del Movimento 5 Stelle Alice Salvatore – le hanno già spostate o stanno provvedendo a farlo e lì erano già ad alcuni chilometri dalla città. L’Epa, l’agenzia americana per la protezione ambientale, raccomanda che attività del genere si trovino ad almeno 5 km dalle abitazioni: bene, noi le abbiamo a 200 metri. Non solo: stiamo parlando di una delle zone più popolose di Genova”.

Una partita sicuramente complicata, considerando la necessità di non perdere i posti di lavoro, in cui si intrecciano competenze diverse, prima tra tutte quella dell’Autorità Portuale, ancora in attesa della nomina del successore di Merlo. “Stiamo sollecitando il ministro dell Infrastrutture – ha spiegato l’assessore alle Attività Produttive Edoardo Rixi – affinché provveda alla nomina al più presto perché questo crea una situazione di difficoltà: il problema non riguarda solo l’inquinamento, ma il futuro dello scalo intero. E ci auguriamo arrivi prima del 4 dicembre, perché se vincesse il Sì al referendum costituzionale tutto il nostro dibattito sarebbe inutile: verremmo esautorati e la competenze tornerebbe allo Stato”.

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