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Profughi, il presidente del municipio Centro-Est Leoncini: “Genova diventi città della buona accoglienza”

“Stop ai grandi numeri e ai profughi abbandonati a loro stessi. Servono veri progetti di integrazione"

Genova. Non sarà alla manifestazione convocata per le 18 ma il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini questa mattina ha visitato il centro profughi di via XX Settembre a cui i condomini dell’edificio ieri sera hanno deciso in assemblea di vietare l’allaccio dell’acqua. “Sono andato a portare la solidarietà mia e del municipio sia alle persone accolte sia agli operatori – racconta Leoncini – Ho pranzato con loro e ho visitato l’appartamento trovando una situazione molto tranquilla priva di qualsiasi pericolo per il territorio. una ragazza incinta e a un bimbo di 25 mesi. Solo un atteggiamento pregiudiziale può far intravedere dei rischi in un centro di questo tipo dove abitano famiglie e che presenta numeri molto contenuti”.

La visita e gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono però un’occasione per fare un po’ di analisi su un tema parecchio sentito che vede alcune manifestazioni di intolleranza (a dire il vero poche) a cui si contrappongono esperienza di solidarietà, ma rispetto al quale si impone un’analisi non ideologica che affronti le carenze del sistema.

“Sappiamo bene che quella dei profughi non è una questione emergenziale bensì strutturale – dice Leoncini – per cui è evidente che le modalità di accoglienza non possono più essere emergenziali con centri fatti di grossi numeri e profughi parcheggiati in un alloggio senza nulla da fare tutto il giorno. E’ un modello inaccettabile e irrispettoso sia per chi viene accolto sia per chi accoglie. Ed è anche vero che in questa situazione è più facile per queste persone, soprattutto ragazzi giovani, finire nelle pieghe della microcriminalità”.

La soluzione? “Occorre imporre un modello di accoglienza diffusa, fatta di piccoli nuclei integrabili con il territorio, un’accoglienza di qualità in cui gli operatori sociali possano garantire una permanenza all’interno delle strutture, l’insegnamento della lingua italiana, attività di volontariato magari in collaborazione con le reti di cittadinanza attiva, attività di formazione professionale”.

Si tratta di attività previste per il progetti Sprar che però rappresentano oggi una parte nettamente minoritaria rispetto ai progetti di accoglienza emergenziale gestiti dalla Prefettura dove viene garantito in pratica solo vitto e alloggio, mentre tutto il resto è affidato alla buona volontà (o meno) degli operatori di terzo settore.

“Visto che la normativa non lo prevede – dice Leoncini – occorre che a Genova ci si metta tutti insieme come istituzioni locali, Prefettura e terzo settore per arrivare a una sorta di Carta della buona accoglienza che partendo dal protocollo sul volontariato firmato un anno fa, metta per iscritto i requisiti che un’accoglienza efficace deve avere, requisiti che possono diventare i capisaldi dei futuri bandi. In realtà buona parte degli operatori lavora bene, e ha già attivato progetti di mediazione culturale, supporto psicologico ecc, ma questo tipo di attività devono essere rese in qualche modo obbligatorie e visto che la normativa nazionale non le prevede Genova potrebbe fare da apripista”.