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Precarietà estrema, in Liguria oltre 2 milioni di voucher in sei mesi

+38% rispetto al 2015. Cgil: "Usati per aggirare le norme"

Liguria. Sempre più (e in molti casi solo) voucher. Che si estende a quasi tutti i settori produttivi, mascherando talvolta il lavoro nero o, più “semplicemente”, certificando situazioni di precarietà estrema. I dati dell’Inps, pubblicati questa mattina, attestano il boom: 2.314.002 voucher venduti in Liguria nei primi seri mesi del 2016, con un + 38,8% rispetto all’anno scorso. Dal 2008 ad oggi si supera abbondantemente quota 10 milioni.

Dai dati elaborati dall’Ufficio Economico della Cgil Liguria emerge che il canale di acquisto dei voucher è sempre più quello dei tabaccai con l’82,7 per cento del totale, seguito dalle banche con l’11,2 per cento, mentre crolla il ricorso agli uffici postali scesi allo 0,5 per cento; non decolla la procedura telematica col 5,5 per cento mentre è quasi del tutto inutilizzato il canale delle sedi Inps (0,1 per cento) se si eccettua il lavoro domestico.

Ulteriore elemento di preoccupazione, sono ormai una prassi consolidata in settori quali la pubblica amministrazione, l’istruzione, la sanità e il manifatturiero. In testa, infatti, e sempre più saldamente il macro-settore delle “altre attività” col 45,1 per cento seguito molto a distanza – e tutti in flessione – da turismo (17,6 per cento), commercio (16,6 per cento) e servizi (11,5 per cento).

“La Cgil non ha mai sottovalutato le conseguenze derivanti da un uso disinvolto dei voucher nel mondo del lavoro – spiega il Segretario Generale Cgil Liguria Federico Vesigna – tanto è vero che abbiamo organizzato una raccolta firme straordinaria per poter presentare una proposta di legge popolare che riporti l’utilizzo dei voucher allo spirito originale della proposta. Oggi i voucher sono diventati il modo per aggirare le norme derivanti da un contratto di lavoro e spesso per mascherare il lavoro nero, anche per questo non basta la tracciabilità introdotta dal Governo”.