Genova. “Hanno sparato nel mucchio con l’ordinanza anti movida, danneggiando il fatturato dei pubblici esercizi di questa zona calcolabile in un 30% degli incassi quest’estate con il rischio che in autunno vada anche peggio”. Non un passo indietro da parte dei commercianti del centro storico genovese nonostante la riunione convocata giovedì dal Comune che ha visto al tavolo tutti i soggetti interessati dall’ordinanza anti movida in vista della costituzione dell’osservatorio sembrava avesse offerto qualche spiraglio di dialogo.
“La condizione indispensabile per il ritiro del nostro ricorso al Tar – dice Cesare Groppi di Confesercenti – è che venga ripristinato il normare orario di chiusura dei pubblici esercizi che ha creato un danno economico per la chiusura anticipata in sé e per le conseguente delle sanzioni erogate anche per 10 minuti di ritardo”. Sì perché alle terza sanzione per non aver rispettato l’obbligo di chiusura all’una in settimana e alle due il sabato, scatta la chiusura del locale per 5 giorni.
“Per rispettare l’ordinanza obi a mezzanotte dobbiamo cominciare a dire alla gente che deve prepararsi ad andarsene – spiega Pietro Avvenente del Bar Berto – perché sennò all’una sono ancora dentro”. “Uno dei tanti problemi – spiegano i colleghi – è che l’ordinanza non ci dà nemmeno il tempo di sgomberare il locale. Avrebbe avuto senso non poter più far scontrini ma poter far uscire con calma la gente sta finendo una birra, invece se non cacciamo fuori la gente forza rischiamo grosso”.
Sono 14 i pubblici esercizi del centro storico che da fine maggio a oggi hanno ricevuto sanzioni per non aver rispettato l’orario di chiusura, 31 i minimarket. E le sanzioni poi, non vengono comminate in loco ma arrivano in “differita” quindi più difficilmente contestabili.
Ancora per i commercianti “manca il nesso causale tra pubblici esercizi e schiamazzi” come spiega Gianni Petrelli di Ascom: “Io abito in piazza San Lorenzo e lì la sera non ci sono locali, ma ci sono invece persone che fanno casino”. Non solo: “In questi mesi non abbiamo visto una sola multa per chi fa schiamazzi, per chi orina per strada o per chi gira con bottiglie o bottiglioni di vetro”.
Servono più controlli, ripetono i commercianti mentre l’ordinanza non serve a nulla, almeno così così: i commercianti si dicono disposti a sedersi a un tavolo e a partecipare all’elaborazione di una nuova ordinanza “ma non come è accaduto finora con il sindaco Doria che oltre agli abitanti di Assest e di Pré ha sentito anche quelli di Darsena e Molo che nulla centrano con la zona della movida mentre a noi non ha mai ricevuto”.
“Da quattro anni – dice Marina Porotto di Ascom – chiediamo a Tursi una serie di regole per definire i rapporti tra i pubblici esercizi e gli abitanti. Il regolamento era stato voluto sia da noi che dagli abitanti in un percorso condiviso. L’ordinanza invece è stata uno sparare nel mucchio e non ha fatto altro che indebolire il tessuto commerciale. Qual è la politica che il Comune vuole attuare su questo territorio? Dare il colpo di grazia a chi a fatica mantiene un’attività e anche un presidio sul territorio? Che cosa si vuol fare in tema di politiche giovanili? E in tema di turismo? Lo chiediamo perché queste politiche non le abbiamo viste”.
Intanto il Tar, che a settembre ha respinto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza ma non è entrato nel merito del ricorso, dovrebbe esprimersi definitivamente entro la fine dell’anno.