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Contestazione

Amiu, al referendum sul contratto nazionale stravince il no: 958 contro 275

Genova. I lavoratori di Amiu non sottoscrivono il rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore firmato a luglio dai sindacati. Al referendum stravince infatti il no, con 958 voti contrari, 275 si e 12 astenuti. I votanti sono stati 1245 su 1550 aventi diritto.

L’assemblea che lunedì aveva preceduto la tre giorni di votazioni aveva fatto capire chiaramente che i lavoratori non avevano gradito la firma dell’accordo da parte dei rappresentanti nazionali di Cgil, Cisl e Uil. Alla sala Chiamata del porto i sindacati erano stati contestati e i lavoratori avevano lasciato la sala.

Ora la conferma è arrivata dalle urne. L’accordo prevede un aumento di 120 euro nel triennio (di cui 30 di welfare e di fondo di garanzia) a fronte di un aumento dell’orario di due ore a settimana. I lavoratori lo hanno sempre definito un “finto” aumento, così come vengono contestati diverse parti del contratto non chiaramente definite che i lavoratori considerano “assegni in bianco”.

“A Genova Amiu nel 2013 aveva un bilancio in attivo – scrivono i lavoratori del comitato per il No al Ccnl di igiene ambientale – ma, per scelte scellerate che sono state fatte e scelte necessarie che non sono state fatte, è precipitata in una situazione di estrema difficoltà. L’unica soluzione proposta dal Comune e avallata da questi sindacati è la privatizzazione, come se le privatizzazioni negli ultimi anni avessero dato buoni frutti”.

“A livello nazionale ci hanno proposto di approvare un contratto che allunga l’orario di 2 ore a settimana, con ‘aumenti’ di stipendio che a mala pena coprono le ore in più, di cui buona parte prelevata dalle nostre buste paga e versata a fondi nei cui consigli d’amministrazione siedono sindacalisti che dovrebbero tutelare i nostri stipendi. Viene abbassata la maggiorazione sugli straordinari e introdotto un livello sotto il primo (di fatto un demansionamento) dove il salario di un dipendente sarà pari a 5 euro all’ora”.

“Con il voto di oggi abbiamo dimostrato che cos’è la democrazia. Le urne hanno confermato l’esito dell’assemblea: la stragrande maggioranza dei lavoratori ha bocciato il contratto e l’operato di sindacalisti. Sono loro la ‘esigua minoranza’ e ora dovrebbero avere il coraggio di farsi da parte” concludono i lavoratori.

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