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Verso Genova 2017, un welfare più ricco e più decentrato: Regazzoni lancia il primo punto del programma

Cinque milioni in più in cinque anni e una gestione diretta di Municipi e terzo settore. Sul Pd: "Non è tutta la città, è ai genovesi che mi rivolgo"

Genova. Un investimento di ulteriori di 5 milioni di euro in cinque anni nel sociale con risorse prese da una riorganizzazione delle spese del Comune per gli organi istituzionali per i quali lo scorso anno sono stati spesi oltre 18 milioni di euro e dal processo in corso di riduzione del personale che dovrebbe portare a un risparmio di 16 milioni in tre anni. Ma soprattutto un cambio di governance, con il decentramento nella gestione dei servizi affidato ai municipi e al terzo settore. E’ questo il primo capitolo del programma di Simone Regazzoni, 41 anni, filosofo, ex portavoce di Raffaella Paita nella campagna elettorale per le Regionali,che oggi ha ufficialmente lanciato la sua candidatura delle primarie del centro sinistra. Quello che immagina Regazzoni è “un welfare centrato sulla promozione sociale con servizi ai giovani, ai bambini e alle famiglie come il supporto scolastico e formazione permanente”.

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Parallelamente occorre invece un “sostegno alle persone fragili”, sia di tipo economico sia garantendo come nel caso degli anziani, strumenti che consentano loro di restare cittadini attivi a partire dai servizi di domiciliarità che permettano alle persone di continuare a vivere nella propria casa sentendosi quindi ancora parte di una comunità”.

Regazzoni detta anche i tempi per arrivare all’obiettivo: “Nei primi 50 giorni, se sarò eletto, sarà convocato un tavolo di concertazione con terzo settore, istituzioni e società civile che arrivi alla formulazione di un piano sociale comunale dove vengono delineati obiettivi e linee d’indirizzo, nei successivi 50 giorni dovranno essere convocati i tavoli per eleborare i piani sociali dei Municipi”.

Rispetto alla sua candidatura Regazzoni ha confermato che non farà nessun passo indietro: “Dopo la spaccatura delle regionali – dice Regazzoni – ho passato un anno a lavorare nel partito per l’unità, ma quando si vede che dopo un anno questa unità è in realtà una pax armata, il mio problema non può essere l’unità del partito ma i problemi della città”. Su questo il candidato attacca il suo partito: “Non possiamo aspettare il referendum di novembre per cominciare ad affrontare i problemi concreti della città e non sono i banchetti estivi che consentono di rispondere a quello che ci chiedono i cittadini. In questo senso la mia candidatura è un’occasione per il Pd per cominciare ad affrontare i problemi concreti. Se poi il partito vedrà la mia candidatura come una lacerazione, me ne farò una ragione e aspetterò che proponga un altro candidato. Se si troverà un candidato unitario e il partito deciderà di annullare le primarie, vedremo, ma al momento il candidato che metta d’accordo tutti all’orizzonte non lo vedo”.

Regazzoni spiega di voler “partire da sinistra, perché sono un uomo di sinistra, per rivolgermi a tutti, anche perché il Pd oggi non è tutta la città”. Sul sindaco Doria dice: “Dobbiamo mettere da parte le vecchie facce che hanno deluso e ve lo dice uno che ha votato Doria. Se Doria si ritira penso che sia un buon messaggio per questa città”.

Rispetto allo scenario probabile, vale a dire che il Pd attenda non solo la decisione del sindaco uscente, ma anche il voto sulla riforma costituzionale prima di mettere in campo altre candidature, commenta: “E’ quello che probabilmente accadrà, anche se auspico invece che qualcun altro abbia il coraggio di metterci la faccia rischiando di bruciarsi”.
“Io lo faccio – conclude citando Theodore Roosevelt – perché almeno non sarò come quelle anime timide che non conoscono la vittoria né la sconfitta”.

I prossimi temi che saranno affrontati nella campagna elettorale di Regazzoni saranno la sicurezza, l’immigrazione e il degrado.