Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Referendum, il confronto genovese tra Anpi e Pd finisce quasi in rissa. Terrile: “Dal giorno dopo recuperare frattura”

Bisca e il segretario provinciale a confronto e la claque si scalda (anche troppo) quando il confronto viene aperto al pubblico

Genova. Era cominciato sotto i migliori auspici il confronto alla festa dell’Unità di Genova sul referendum costituzionale tra il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile e il presidente provinciale dell’Anpi Massimo Bisca. Moderato dal mite direttore del Secolo XIX Massimo Righi era il primo (e forse a questo punto unico) confronto diretto tra il Pd e l’Anpi dopo le dure polemiche di questi mesi.

Ad ascoltare i contendenti una platea ‘carica’ e surriscaldata dal sole cocente: la parte degli spalti all’ombra vengono occupati per tempo dall’Anpi stessa e dalle forze a sinistra del Pd. E sono in maggioranza. Lo si capisce subito dall’applausometro che accoglie gli interventi decisi di Bisca: “Dico no perché per una questione di democrazia, perché voglio continuare ad eleggere chi mi rappresenta e perché voglio i contro poteri di bilanciamento dei vari organismi” attacca il presidente dell’Anpi. “Le costituzioni non sono fatte per far fronte alle difficoltà politiche dei tempi ma per superarle. La Costituzione americana l’han cambiata solo per far votare anche le donne. E non raccontateci la balla del risparmi”.

“I contropoteri ci sono e sono quelli delle Regioni, della Corte costituzionale, dell’Unione europea e del presidente della Repubblica, mentre il Senato non è quasi mai un contrappeso perché le maggioranze sono le stesse” ribatte il segretario. La discussione va avanti per tutta o quasi l’ora prestabilita toccando il delicatissimo tema dell’elezione dei senatori (“I senatori eletti dai consiglieri regionali e non dai cittadini godranno lo stesso dell’immunità – ricorda Bisca – e vedremo come in quei posti ci finiranno gli inquisiti per scampare ai processi”) all’Italicum (“E’ comunque un miglioramento rispetto al Porcellum, anche se io non sono un fan di questa legge elettorale, è un passo avanti”) ai presunti risparmi con tante risate ironiche (qualcuna anche fra gli esponenti del Pd) quando Righi legge la dichiarazione del ministro Boschi che parla di un risparmio di 500 milioni di euro e della crescita del Pil del 6%.

Quando il tempo stava per terminare viene data la parola al pubblico “per fare qualche domanda” nelle intenzioni nel direttore del Secolo XIX. Peccato che le domande si trasformano in comizi, i primi due per il si. Il primo è un ex partigiano che con un papiro di varie pagine in mano attacca l’Anpi di essere ideologica per far cadere Renzi, la seconda un ex vicensindaco di Carcare che “da iscritta all’Anpi da qualche anno” condanna l’atteggiamento del presidente Smuraglia che avrebbe in sostanza chiarito che chi nell’Anpi vuol votare sì può farlo ma senza sbandierarlo con le bandiere Anpi.

Generica

A questo punto la parte avversa vuole il suo spazio e il clima si scalda. Dal Pd vorrebbero chiudere (hanno recuperato lo svantaggio e c’è anche un altro dibattito in attesa), gli altri scapitano e si infiammano. Si sfiora la rissa quando in troppi si avvicinano al microfono perché vogliono intervenire: “Questa riforma ha diviso la sinistra, sembra che l’abbia fatta Berlusconi” urla qualcuno al microfono e altre urla seguono. Il segretario accerchiato e un po’ stropicciato pone fine al dibattito, i suoi gli fanno i complimenti.

‘Gli altri’ si allontanano alla spicciolata. Poco prima della ‘rissa’ Terrile aveva detto: “Io sosterrò ovviamente il referendum e mi auguro che vinca il sì ma dal giorno dopo bisogna ricucire con il territorio per non far vincere la destra o il m5s”. A vedere la frattura che questo referendum sta creando l’impresa, a pochi mesi dalle amministrative di Genova, sembra parecchio difficile. Qualunque sia l’esito del voto.