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Profughi a Pontedecimo, il dialogo per disinnescare la paura. E oggi i richiedenti asilo andranno a messa

"Dopo il primo impatto alla notizia degli arrivi prevale il buon senso e lo spirito umanitario" anche grazie alla disponibilità di rispondere a dubbi e paure

Genova. Sono una sessantina ai profughi ospitati nell’ex edificio Enel di Prelo poco oltre Pontedecimo. E dopo le tensioni dei giorni che hanno preceduto l’apertura del centro, ora il quartiere sembra cominciare a reagire positivamente. Il centro è gestito dalla cooperativa sociale lombarda Nuovi Orizzonti, che per anni si è occupata di medicina carceraria. Oggi oltre al centro di accoglienza di via Gallino né gestisce uno in Valtellina e un altro a Pavia.

“I primi giorni, quando ancora il centro non era aperto e stavamo facendo i lavori – racconta la responsabile del centro Claudia Cobianchi – è arrivata urlando una persona che ha cominciato a inveire contro i profughi, lamentando che i soldi dovevano essere dati agli italiani”. Come da copione è subito nato un gruppo Facebook apertamente schierato contro l’arrivo dei richiedenti asilo e poco tempo dopo alla ‘piana’ di Prelo si è tenuta un’assemblea di quartiere. “Un’assemblea partita con i peggiori presupposti ma dove grazie anche ai nostri interventi – spiega Ennio Cirnigliaro del comitato popolare antirazzista della Valpolcevera – siamo riusciti a disinnescare la macchina della paura proponendo un percorso di conoscenza reciproca”.

La responsabile del centro si è resa infatti disponibile a incontrare i cittadini che volessero informazioni e un primo incontro con un gruppo ristretto di abitanti e il parroco del quartiere si è svolto un paio di giorni fa. Nel frattempo ci sono stati residenti che hanno portato vestiti e chiesto che per i ragazzi c’era bisogno di qualcosa: “Alla fine succede sempre così – spiega Cobianchi perché le reazioni negative che vediamo un po’ dappertutto nascono dall’ignoranza, nel senso di non conoscenza ma una volta superato il primo ostacolo negli italiani prevale lo spirito umanitario”.

I richiedenti asilo, che sono in attesa di ottenere i documenti provvisori dalla Questura che potrebbe consentir loro di essere inseriti anche nei lavori di pubblica utilità, arrivano dal Mali, dalla Nigeria, dal Senegal. “Abbiamo dato disponibilità al dialogo – ripete la responsabile del centro – perché vogliamo evitare che circolino informazioni sbagliate, ma vogliamo anche ricordare che queste persone sono sotto protezione internazionale e non è un circo o uno zoo. Al centro possono entrare solo i volontari autorizzati da noi per la realizzazione di progetti specifici. Nelle prossime settimane attiveremo corsi di alfabetizzazione e di educazione civica”. Intanto domani i ragazzi che lo vorranno potranno andare a messa insieme agli operatori del centro: “Al centro abbiamo musulmani ma anche cristiani. Per loro la religione è importante e per noi è soprattutto un’occasione per entrare in contatto con il territorio”.

A breve la responsabile dovrebbe partecipare a un incontro con la cittadinanza di Prelo proprio ai giardini della Piana.