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Ilva, i sindacati sui 5 milioni per gli lpu: “I lavoratori non rubano nulla”. Il Comitato: “Vogliamo garanzie che sia un prestito”

Botta e risposta sui 5 milioni che il Governo ha detto che metterà a disposizione: "Non ci fidiamo". Ma per i lavoratori il vero buco nero è la vendita.

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Genova. “I lavoratori dell’Ilva di Cornigliano non rubano niente, faranno lavori di pubblica utilità per la città e se ci chiederanno di essere impiegati maggiormente in progetti per la riqualificazione di Cornigliano ne saremo ben felici”. I segretari di Fim, Fiom e Uil, Bruno Manganaro, Alessandro Vella e Antonio Apa rispondono così in una conferenza stampa convocata per illustrare l’accordo raggiunto al Mise mercoledì che prevede la cassa integrazione e un anno di lavori di pubblica utilità per i dipendenti dello stabilimento genovese, al Gruppo di Lavoro per Cornigliano che oggi in una conferenza stampa parallela ha espresso contrarietà all’anticipo da parte di Società per Cornigliano dei 5 milioni di euro che il Governo si è impegnato a stanziare in legge di Stabilità per finanziare i lavori.

Alla conferenza del Gruppo di Lavoro, nato nel 2007 con delibera del Municipio Medio Ponente per vigilare sulle bonifiche e sulla riqualificazione del quartiere dopo l’accordo di programma del 2005 che sancì la chiusura degli impianti a caldo, hanno partecipato anche il presidente del municipio Giuseppe Spatola e il direttore generale di Società Per Cornigliano Enrico Da Molo. “Non c’è nessuna garanzia che questi soldi ci vengano effettivamente restituiti – spiega il coordinatore del Gruppo Paolo Collu – per questo chiederemo immediatamente un incontro con i capigruppo di Regione Liguria e Comune di Genova”.

“Non dimentichiamo – spiega il presidente Spatola – che questo sarebbe il terzo prelievo in tre anni. Tra il 2014 e il 2015 sono già stati prelevati 6 milioni di euro, questa sarebbe almeno la prima volta in cui si manifesta l’impegno politico alla restituzione”. Il direttore Da Molo ha spiegato che al 31 dicembre 2015 nelle casse di Società per Cornigliano c’era circa 70 milioni e che i principali interventi ancora da realizzare riguardano il collegamento tra la strada a mare e l’autostrada A10, che costerà circa 20 milioni di euro, la riqualificazione di via Cornigliano, la bonifica dell’area Sot e la risistemazione dell’area ex gasometri.

Rispetto al rinnovo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori dell’Ilva il segretario della Fiom Bruno Manganaro ha spiegato che martedì ci sarà un primo incontro con l’azienda per definire il numero reale di quanti che andranno in cassa e ha chiesto, non senza una vena polemica nei confronti di Società per Cornigliano che “i 5 milioni che arriveranno dal Ministero del Lavoro siano rendicontati”. Per il segretario della Uilm Antonio Apa è “stucchevole vedere che qualcuno sta anticipando la campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori”. Il segretario della Fim Alessandro Vella ha aggiunto: “I lavoratori dell’ilva non vogliono assistenzialismo questi soldi verranno utilizzati per prestare servizi che servono a comune, regione e cittadinanza”. Tecnicamente il consiglio di amministrazione di Società per Cornigliano dovrà a giorni riunirsi per deliberare il prestito, in attesa che i 5 milioni siano poi rimessi nelle casse della società pubblica dal Ministero del Lavoro, come scritto nella ‘dichiarazione verbale’ firmata a Roma dal viceministro Teresa Bellanova.

Il vicepresidente di Società per Cornigliano Stefano Bernini, a febbraio quando la società fu chiamata a versare circa un milione di euro per l’ultima tranche dei lavori di pubblica utilità fu l’unico a votare contro, ma in quel caso non era un prestito: “Se questa volta si tratta davvero di un’anticipazione non ci sono problemi – spiega Bernini – ma servono garanzie del Governo al di là della dichiarazione verbale che quei soldi questa volta non siano davvero sottratti alla bonifica”.

Messa una pezza per l’immediato, nonostante le polemiche, la preoccupazione dei sindacati riguarda il futuro: la stessa cassa integrazione infatti, è una “cassa speciale per le aziende in amministrazione straordinaria” e decadrà al momento della vendita che secondo il Governo avverrà entro giugno 2017. “Siamo preoccupati anche dal fatto che nessuno ci abbia fatto vedere i piani industriali che ci dicono essere chiusi in una cassaforte e non vorremmo all’ultimo momento trovare sorprese”.

A quel punto andrà ridiscusso tutto, a partire dai livelli occupazionali, anche se Genova può ancora vantare le garanzie offerte dall’accordo di programma che tuttavia andrà ridiscusso con i nuovi proprietari (tecnicamente affittuari con obbligo di acquisto). “Il Governo ci ha detto che un minuto prima della vendita – spiega il coordinamento dell’rsu Armando Palombo – ci dovremo sedere a un tavolo con i nuovi proprietari e tutti i firmatari dell’accordo per rivederlo in maniera condivisa. Siamo ovviamente disponibili a rivedere l’accordo, ma non vogliamo sentir parlare di esuberi”.