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Ilva, azienda chiede il rinnovo degli ammortizzatori. La Fiom: “Senza integrazione al reddito torneremo in piazza”

Genova. In una giornata nerissima per l’industria genovese con l’avvio della procedura dei licenziamenti in Piaggio Aero e la conclusione con un nulla di fatto per Ericsson (che potrà così licenziare 147 lavoratori), comincia a scaldarsi anche il clima all’Ilva di Cornigliano. L’azienda oggi ha inviato le lettere formali a Regione, Comune e Ministero del Lavoro per chiedere la cassa integrazione per 750 lavoratori su 1600 dipendenti i cui contratti di solidarietà scadono il 30 settembre.

Un buon segno? Non del tutto perché nella lettera non si fa alcun cenno all’integrazione al reddito dei lavoratori attraverso i lavori di pubblica utilità il cui costo, per un anno, si aggira intorno ai 3,5-4 milioni di euro.

“L’azienda ha inviato una richiesta di tipo tecnico che dovrebbe portare a un incontro al ministero del Lavoro davanti ai soli funzionari – spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro – e non ha fatto alcun cenno all’integrazione al reddito dei lavoratori prevista dall’accordo di programma”.

Quello che chiede la Fiom è però un incontro di tipo politico: “Non abbiamo alcuna intenzione di andare ad una riunione in cui non venga esaminato anche quest’aspetto. Vogliamo che quella sia una riunione politica dove venga sancita la validità dell’accordo e individuate le risorse per i lavori di pubblica utilità. In caso contrario ci troveremmo nella situazione di un anno fa e saremo costretti a tornare in piazza”.