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La scomparsa

“Quando giocavamo a pallone ai bagni Sirenella”. Il ricordo di Franco Ferrari

La commozione di un amico e l'ultimo saluto al "Facchetti di Voltri"

L’ultimo applauso non c’è stato per Franco Ferrari, ex giocatore del Genoa e professore di calcio a Coverciano. La commozione delle centinaia di persone che hanno partecipato ai suoi funerali, celebrati a Crevari, sulle alture di Voltri, avevano il cuore troppo gonfio di commozione per lasciarsi andare ad un plateale battimani. Ed è stato meglio così. Perché Franco, come era nella sua indole, lo avrebbe apprezzato, ma non troppo. Non era uomo da palcoscenico e da gossip. Quando giocava, ed era famoso, fuori dal rettangolo di gioco preferiva stare con gli amici d’infanzia di Voltri anziché sulle passerelle della ribalta. (Anche negli anni Sessanta e Settanta, infatti, c’era, tra i calciatori famosi, chi non disdegnava finire sui settimanali patinati. Antesignani di pagine web, rotocalchi e social network). E non è stato un caso che avesse sposato una ragazza di Voltri, Rossana Vecchi, semplice, bella e intelligente, che faceva parte della compagnia della nostra giovinezza.

Funerali silenziosi ma con molta, tantissima emozione e commozione in tutti noi. Noi che avevamo conosciuto Franco (Tato) da studente del Liceo Scientifico, da calciatore e da Professore di calcio all’”Università” di Coverciano. C’eravamo in tanti nella piccola chiesa di Sant’Eugenio di Crevari e sul sagrato antistante. Visi e sguardi appesantiti dagli anni che sono passati dai tempi nei quali, con Franco, giocavamo a pallone sulla sabbia dei Bagni Sirenella. Solo ed esclusivamente al tramonto, quando la clientela “matura” se ne era già andata e quindi potevamo alzare tranquillamente nubi di polvere salmastra.

Quanti anni sono passati da quella giovinezza? Tanti: quaranta, quarantacinque. Eppure gli amici di quei tempi eravamo tutti li. Impossibile ricordarli tutti in poche righe. Amici della pallanuoto, del calcio, del bar Gibò e del bar Claudio. Gli amici della compagnia dei Bagni Sirenella e quelli della piscina Nicola Mameli. In molti non ci vedevamo da diversi anni. Ci siamo riconosciuti prima con il cuore e poi con gli occhi. Abbracci e pacche sulle spalle. Strette di mano non consuete, per nulla doverose e tradizionali. Con quel gesto è stato come rintrecciare, riannodare un lungo filo spezzato per la natura della vita, che sparpaglia gli amici man mano che diventano grandi.

E non è stato un caso che accanto al feretro siano rimasti in silenziosa commozione ex idoli rossoblù come Ramon Turone, Attilio Perotti, Riccardo Mascheroni, Sergio Rossetti e Leonardo Grosso e altri. Rappresentanti del Genoa dei primi anni Settanta nel quale Franco Ferrari giocava terzino. Ha brillato per l’assenza, invece, il Genoa attuale. Non una bandiera ufficiale, non un dirigente, nemmeno una coppia di ragazzini delle giovanili. Al contrario della Sampdoria che ha inviato la bandiera e dirigenti. Peccato, ancora un’occasione persa, e lo dico da genoano, per fare un gesto di profonda solidarietà e doveroso rispetto verso un ex giocatore che aveva il Grifone tatuato sulla pelle, sotto la maglietta rossoblù. Verso un professore che, a Coverciano, ha insegnato calcio a decine di allenatori che, ieri e oggi, sono additati come i migliori da tutto il mondo calcistico.

Franco, ne sono certo, non se ne è curato. A lui importava l’amicizia vera e non quella di facciata. Magari un po’ ipocrita e interessata. “Da ragazzo era semplice e spontaneo – racconta Paolo Ragosa, ex grandissimo pallanuotista -. E lo è rimasto in tutta la sua vita. Pensa che lo incontrai, in strada a Voltri, al ritorno dai campionati del mondo vinti a Berlino. Volle salire in casa mia per vedere dal vivo la medaglia d’oro che conquistammo, come nazionale italiana, per la prima volta nella storia di questo sport. Come voltrese si sentiva partecipe di questa grande soddisfazione. E mi faceva in continuazione i complimenti”. Dagli ex compagni di squadra, con gli occhi lucidi, altri mille aneddoti. Nei quali Franco Ferrari ne è uscito così come era: intelligente, responsabile e modesto. Con un grande rispetto del prossimo e sensibile alle cose semplici e genuine. Ma soprattutto legato sentimentalmente alla sua Voltri dove aveva stabilito la sua residenza con la moglie e il figlio Francesco. Da oggi, inevitabilmente, ci sentiamo un po’ più soli.

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