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Gaslini, Rsu e Fp Cgil: “Vicino il punto di non ritorno, pronti alla mobilitazione”

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Genova. Al Gaslini di Genova è passato un anno dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione e dalla riconferma del Direttore Generale e nulla è concretamente cambiato. Lo denunciano i delegati Rsu e il comitato degli Iscritti Fp Cgil.

“In questo anno abbiamo più volte detto e scritto al Presidente e al nuovo CDA che si stava arrivando ad un punto di non ritorno, suscitando un po’ di fastidio perché appena insediati, ma ci avevano garantito che presto vi sarebbe stata la svolta. Nonostante nei mesi scorsi sia stato presentato in pompa magna nella sede della Regione il piano di sviluppo e quello operativo ad oggi la svolta non si vede mentre l’unico dato che rimane evidente è che la “produzione” continua a calare e i costi a salire e a che a breve ci troveremo a fare i conti con un piano di rientro operativo, imposto dalla Regione che si baserà probabilmente su tagli e riduzioni delle spese (personale?)”, si legge in una nota.

“Delle questioni da noi poste nessuna è stata concretamente risolta (calo dell’attività, eccessivo numero di dipartimenti con una organizzazione dirigenziale elefantiaca rispetto ai posti letto, carenza di personale, liste di attesa, mancata gestione degli appalti, lavori di ristrutturazione non in linea con l’edilizia ospedaliera, mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro). Per questo o nel più breve tempo possibile si mettono in atto provvedimenti adeguati o il nostro Istituto è destinato ad un estenuante grave depotenziamento, già abbondantemente in atto, che sembra addirittura voluto, ma che non abbiamo ancora compreso a favore di chi o di che cosa. I dati sono incontrovertibili non siamo più un polo di attrazione per la cura di tante malattie. A parte qualche rara e gloriosa eccezione, l’utenza si rivolge ad altri Istituti Pediatrici e malgrado il ridotto afflusso di pazienti non si riesce neppure a gestire l’organizzazione corrente continuando invece a chiedere grandi sacrifici al personale”, prosegue la nota.

Poi alcune domande. “Dove sono i nuovi nomi di riferimento che potevano dare un impulso reale e visibile all’Istituto? Che fine hanno fatto tutti i piani riorganizzativi ipotizzati sia assistenziali che di ricerca? Dov’è la gestione trasparente dei dati? Dov’è il piano per un ammodernamento strutturale e di revisione continua dell’impiantistica così necessario? Si continuano a fare interventi di ristrutturazione a pioggia con metodologie distanti anni luce dalle nuove tecnologie e spesso per esigenze che toccano solo in minima parte l’erogazione delle cure. Le uniche cose che sono state portate avanti sono le attribuzioni di alcune UOC, evitando però il contenimento del numero dei Dipartimenti”.

“Siamo stufi di questa situazione dove l’unica cosa di cui si parla sono le diatribe tra i vertici, vogliamo vedere presto dei miglioramenti tangibili e che venga presa una chiara direzione verso il cuore del ruolo del Gaslini: fornire la migliore assistenza sanitaria con il sostegno di un lavoro di ricerca clinica continua ai massimi livelli, come il riconoscimento dell’American College of Rheumatology (ACR) ha recentemente testimoniato. Si facciano finalmente sentire le istituzioni regionali e Sua Eccellenza il Cardinale le cui scelte hanno inciso e stanno incidendo molto sulla creazione della situazione che stiamo vivendo. Vorremmo finalmente assistere ad un rilancio, necessario prima di tutto per i bambini che assistiamo e per tutti coloro che interpretano al meglio il loro lavoro, dove siano poste le basi per erogare cure di altissimo livello in una struttura che ci consenta di operare in sicurezza”.

“E’ troppo chiedere di volere lavorare al meglio? E’ troppo pretendere che le tante cose che non vanno bene e che sono sotto gli occhi di tutti siano finalmente modificate? E’ incredibile chiedere che si smetta con le consorterie e le cordate di appartenenza per andare verso un Istituto in grado di fornire le meglio cure e la migliore ricerca? Il panorama è complesso e le risorse sono ridotte (quelle poche spese male), ma malgrado ciò Vi chiediamo di dare a questo Istituto un’ultima opportunità di vero rilancio, per non essere considerati colpevoli della fine di una grande storia di competenze e conoscenze. In caso di ulteriori silenzi, valuteremo con i lavoratori quali forme di protesta mettere in atto per salvaguardare un patrimonio scientifico nazionale e non solo, della pediatria italiana”, termina la nota.