L'indagine

Terrorismo, le immagini del siriano in piazza Durazzo: nel suo pc 14 mila file con immagini di jihadisti

Jrad trasferito da Varese al super carcere di Rossano. il giovane fotografato dalla scientifica accanto alla moschea gestita da Enes Breshta.

Genova. E’cominciato l’esame del materiale informatico sequestrato a Mahmoud Jrad, il 23 enne siriano arrestato lunedì scorso a Varese nell’ambito di un’inchiesta della procura antiterrorismo di Genova convita che il giovane stesse partire per la Siria per unirsi al gruppo jihadista Al-Nusdra. Sul pd di Jrad sono stati trovati circa 14 mila file che la polizia postale ha cominciato ad esaminare il materiale. Fra questo sarebbero stati trovati un comunicato proprio di Al-Nusdra e diverse immagini di combattenti.

Intanto oggi la questura di Genova ha diffuso le immagini di uno dei pedinamenti da parte della Digos durante i soggiorni di Jrad a Genova. Le immagini ritraggono il giovane seduto e intento a leggere qualcosa sul suo smartphone in piazza Durazzo, dove ha sede uno centri centri di preghiera gestiti dai salafiti e finiti al centro dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Federico Manotti.

Per questo sul registro degli indagati per associazione con finalità di terrorismo internazionale Mohamed Naji, imam di vico Amandorla e del nuovo centro di preghiera di via Castelli a Sampierdarena, Enes Breshta, imam di piazza Durazzo e Mohamed Al Othman, il predicatore del nuovo centro di Sampierdarena, oltre ad altri due cittadini marocchini collaboratori dei primi tre.

Quelle immagini risalgono al periodo compreso tra le fine del 2015 e l’inizio di quest’anno, quando Jrad era stato allontanato dalla sua famiglia e si era rifugiato a Genova trovando ospitalità proprio nelle moschee scalfite. Ma il giovane siriano insieme al fratello minore, a Genova sono tornati altre volte. L’ultima probabilmente a giugno. Secondo la tesi del gruppo antiterrorissmo della Digos genovese, guidato dal vicequestore aggiunto Riccardo Perisi, nel 2015 si stava formando a genova una vera e propria “cellula jihadista”.

L’indagine si è concentrata sopratutto su Jhrad quando gli investigatori hanno capito che era pronto per partire, ma il lavoro degli investigatori è tutt’altro che finito. Dopo l’analisi del materiale informatico sequestrato a Jrad, infatti, si procederà all’esame di quanto è stato prelevato agli imam indagati. Anche in questo caso si tratta sopratutto di pc, telefoni e tablet.

Non è escluso che il giovane siriano, che è stato trasferito nel super carcere di Rossano in Calabria, possa essere sentito a breve dal pm genovese Federico Manotti dopo che quest’ultimo avrà ricevuto da Varese ed esaminato la relazione completa sulle risultanze del sequestro.

leggi anche
  • L'intervista
    Nella moschea di via Castelli raccolta firme contro il terrorismo. L’imam Naji: “Nell’inchiesta e sui giornali tante falsità”
  • Le intercettazioni
    Terrorismo, il giovane siriano inneggiava alla jihad su whatsapp: “Bisogna spargere sangue sciita”
  • L'indagine
    Terrorismo, gli imam genovesi si difendono: “Noi predichiamo la pace”
  • Cronaca
    Giovane siriano arrestato per terrorismo: “Delnevo? Un esempio da seguire”
  • L'inchiesta
    Giovane siriano arrestato per terrorismo, altri 6 indagati di cui cinque a Genova
  • A milano
    Terrorismo, chiesto il rito immediato per il siriano Jrad
  • Socialmente pericoloso
    Terrorismo, respinta la richiesta di permesso di soggiorno dell’Imam di Sampierdarena
  • Processo a marzo
    Terrorismo, rinviato a giudizio il giovane siriano Jrad