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Tensioni a Ventimiglia tra polizia e no border, un agente del reparto mobile di Genova muore di infarto

Aveva 53 anni. Stava perlustrando i binari della ferrovia. Il segretario del Silp Cgil_ "In queste situazioni occorre mettere in campo personale più giovane

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Genova. Un agente del reparto mobile di Genova è morto ieri sera a Ventimiglia al termine di una lunga giornata di tensione tra polizia, migranti e no border. Il poliziotto, Diego Turra, 53 anni, era originario di Albenga e da sempre in forza al reparto mobile genovese. Il sovrintendente faceva parte della squadra di poliziotti che la questura di Imperia ha chiesto e inviato al confine per gestire l’emergenza migranti.

Il decesso si è verificato una volta conclusa un’attività di perlustrazione dove Turra era impegnato in una camminata a passo sostenuto lungo i binari della linea ferroviaria ventimigliese. Nonostante gli interventi tempestivi dei colleghi e quindi dei sanitari del 118 che hanno cercato di rianimarlo l’infarto si è rivelato fatale.

“L’Assistente Capo Diego Turra – spiega il segretario generale del Silp Cgil, Daniele Tissone – aveva un vero attaccamento per il proprio lavoro, interpretando al meglio lo spirito di servizio proprio di chi svolge un’attività così delicata quanto impegnativa. Ci piace ricordarlo così, sempre allegro e disponibile con i colleghi e ci auguriamo, alla luce di quanto accaduto, che chi ha responsabilità rispetto anche alla elevazione dei limiti di età del personale che espleta servizio in Polizia si interroghi relativamente al fatto che – in situazioni di elevato stress e pericolo – occorra mettere in campo personale più giovane che, al momento, rappresenta oggi – in generale – solamente il 12% delle aliquote di tutte le forze di Polizia”.

Secondo Tissone, “impiegare sempre e comunque personale che ha già dato tanto per la società e che ha crescenti difficoltà nell’affrontare rischi sempre maggiori, a fronte delle continue ristrettezze derivanti dalla mancata allocazione di risorse sia umane che contrattuali, non è degno di uno Stato che dovrebbe assicurare, anche ai propri servitori, condizioni di vita e di lavoro più umane e comunque dignitose”.