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Profughi, a Genova sono 2.200: “Serve redistribuzione su tutto il territorio metropolitano”

Mentre la provincia di Imperia ha chiesto al Governo di essere esclusa dal riparto, Anci e Città metropolitana sono al lavoro per convincere i sindaci recalcitranti, anche grazie alle agevolazioni previste dal nuovo decreto

Genova. Sono 4.400 i profughi in Liguria di cui la metà a Genova. Di questi, quasi tutti nel capoluogo ligure che a detta di molti, a partire dal prefetto e dal segretario dell’Anci Liguria Vinai, non può continuare a farsi carico di tutti gli arrivi. Oggi al tavolo regionale di coordinamento sull’accoglienza convocato in Prefettura a Genova si è fatto il punto sulle situazioni critiche e sopratutto sul futuro in vista dei prossimi arrivi ma anche delle novità introdotte del decreto approvato la settimana scorsa dal Governo che introduce fra l’altro agevolazioni finanziarie per i Comuni che accolgono nell’ambito dello Sprar (sistema di accoglienza dei rifugiati) e deroghe al blocco delle assunzioni .

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Al tavolo si è parlato della difficile situazione a Ventimiglia e anche della richiesta inoltrata al ministero dell’Interno arrivata dalla provincia di Imperia di essere esclusa, vista la presenza di profughi al confine, dalle quote di suddivisione previste dal piano nazionale (attualmente Imperia ospita il 15% dei profughi destinati alla Liguria). La decisione spetta al Governo ma al tavolo di oggi è emersa (la questione è stata sollevata dallo stesso Prefetto Fiamma Spena) la preoccupazione che la conseguenza non sia quella di spalmare questo 15% sulle province rimanenti.

Altro problema fondamentale è quello di “passare ad un sistema di accoglienza più diffusa – spiega Pierluigi Vinai, segretario Anci Liguria – perché fino ad oggi ad accollarsi la sistemazione dei profughi sono state sopratutto le grandi città, Genova in primis, ma anche La Spezia e Savona, territori che ora non hanno capacità di sopportazione ulteriore. Per questo serve una redistribuzione”.

Peccato che nell’ultimo bando emesso dalla Prefettura di Genova e scaduto a fine luglio se nel Comune di Genova sono state trovate le strutture che ospiteranno 200 migranti (in modo da liberare entro inizio settembre gli spazi della Fiera in vista del Salone Nautico), nella Città metropolitana dove era stato emanato un bando per 300 posti ne sono stati individuati solo 51.

“Per risolvere questa situazione – spiega il prefetto Fiamma Spena stiamo lavorando con Anci e con l’assessore delegato della Città metropolitana Cristina Lodi allo scopo di avviare un percorso di maggior partecipazione degli altri Comuni”.

La strada sembra proprio quella indicata dal decreto del Governo: “Adesso sarà compito di Anci – spiega la consigliera delegata della città metropolitana Cristina Lodi – informare i Comuni rispettosi contenuti del decreto mentre il mio ruolo di tipo politico sarà incontrare i singoli sindaci per capire esigenze e richieste e provare a creare delle reti che consentano di arrivare a forme di accoglienza diffusa per superare le criticità”. Un esempio: quella di Borzonasca dove i profughi sono arrivati ad essere 150, un numero ‘pesante’ per un piccolo paese. Ora la metà sono già stati trasferiti a Genova ma il punto è che invece i comuni del Tigullio (Rapallo, Chiavari e Santa Margherita in testa, tutti non a caso, governati dal centro destra), finora non ne hanno accolti nemmeno uno. Fra i comuni costieri solo Sori Camogli e Sestri levante hanno fatto la loro parte. Nessuno lo dice ma la situazione è abbastanza chiara: le cooperative (sono loro a proporsi per l’accoglienza) non vogliono mettersi contro i Comuni (per i quali magari già gestiscono altri servizi) che esplicitamente hanno detto che di profughi non ne vogliono e per questo non presentano offerte per quei territori.

“Il modello dell’accoglienza diffusa che stiamo sperimentando a Genova – dice invece l’assessore comunale alle politiche sociali Emanuela Fracassi – funziona molto bene ed oggi la metà dei profughi che sono ospitati nel Comune di Genova sono in appartamento, quindi secondo me i sindaci si devono convincere che piccoli numeri possono essere volano di sviluppo e il terzo settore deve fare uno sforzo per individuare strutture e risorse fuori dal Comune di Genova perché tutti oggi devono lavorare in questa direzione”.

La posizione della Regione Liguria intanto, che è stata espressa dal presidente Toti e dalla vicepresidente Sonia Viale non cambia: “Non possiamo assorbire altri profughi” hanno detto entrambi con la consapevolezza che le decisioni vengono però prese da Roma. Viale ha anche spiegato che “in Conferenza Stato Regioni stiamo preparando un documento condiviso, che vede quindi Regioni di colore politico diverso, convergere sulla necessità di esprimere un fortissimo disagio per le prospettive future soprattutto a proposito del destino degli irregolari.

Nel tavolo di questa mattina sarebbero emersi alcuni numeri rispetto alla situazione di Ventimiglia dove solo 100 dei 500 attualmente ospitati nel centro di accoglienza avrebbero fatta domanda d’asilo (molti nel frattempo sono poi scomparsi). Sul punto Toti ha chiesto nuovamente la realizzazione di un Cie in Liguria, ma il piano del Governo ne prevede la realizzazione di nuovi tre, a Reggio Calabria, in Sardegna e in Puglia.