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Verso Genova 2017, Terrile: “Per il Pd primarie in ogni caso”. Ermini ‘zittisce’ i renziani

Ieri sera la direzione provinciale. Clima teso ma il commissario stoppa gli attacchi a Doria

Genova. “Il Pd sceglierà il suo candidato sindaco attraverso le primarie che saranno primarie di coalizione, sempre che non si trovi un candidato unitario. Ma dobbiamo uscire dall’isolamento, con una condivisione vera con le altre forze politiche del centro sinistra perché non possiamo pensare, come è accaduto ancora a Savona, che se troviamo la quadra tra di noi gli altri debbano sequirci per forza”. Il segretario genovese del Pd Alessandro Terrile aprendo la direzione provinciale del partito a illustrato la linea in vista delle prossime amministrative.
Terrile ha ribadito quanto deciso in segreteria nelle scorse settimane rispetto a una “grande giornata di mobilitazione nelle piazza” dove saranno coinvolti tutti i dirigenti del partito: “Ci prenderemo anche qualche insulto – ripete il segretario – ma questo ci farà bene”. I tempi delle primarie? “Li decideremo in direzione in dialogo con il partito nazionale”. La sua relazione viene approvata con un solo astenuto.

I renziani non intervengono, tranne Michele Malfatti che ‘fa le pulci’ al documento riassuntivo che considera “tautologico perché le regole per le primarie le abbiamo già ben scritte nello statuto, mentre ora gli organi del patito devono dare un giudizio sull’amministrazione uscente”.Ma si tratta dell’unico momento di polemica aperta di tutta la lunga direzione.

Gli altri interventi sono tutti in linea con quando detto dal segretario. E’ stato il commissario David Ermini a mettere un freno preventivo ai renziani: non è il momento di attaccare Doria avrebbe ribadito, troppo pericoloso prima del referendum.
Intervengono i due assessori della giunta Doria, aspiranti candidati su fronti opposti. Il vicesindaco Stefano Bernini: “Anch’io a volte ho difficoltà con Doria – dice – come quando parlo della Gronda e poi mi ritrovo dichiarazioni contrarie, ma serve un percorso condiviso con lo stesso Doria su quale può essere il candidato che rappresenti la nostra prospettiva di fondo. E secondo me questo candidato deve di recuperare i voti che una volta avevamo sul territorio e che abbiamo perso perché la gente non è andata a votare Lega o Cinque stelle, non è proprio andata a votare”. Emanuele Piazza ha parlato della situazione del lavoro a Genova e della necessita di “tornare al essere un baricentro fondamentale per la città al di là del renzismo ed antirenzismo”. Piazza qualche giorno fa aveva criticato il commissariamento troppo lungo del partito regionale quasi fosse la causa della sconfitta. Ieri sera ha evitato di tornare sul punto, su cui invece è tornato David Ermini: “Io il congresso lo avrei fatto volentieri – ha detto – il problema è che per disposizioni del partito nazionale non possiamo ancora farlo”. Ermini, che in questa delicata fase politica, farebbe volentieri a meno di dover fare il commissario e che in effetti a Genova lo si vede pochissimo ha ribadito la necessità di una “autonomia” del Pd perché nel definire i contenuti e nei rapporti di coalizione. Ermini ha concluso il suo intervento parlando di “discussione costruttiva”: anche se la realtà genovese non ha avuto granché tempo di conoscerla sa benissimo che non è così ma una pezza intanto per ora l’ha messa.

Simone Regazzoni non ha incarichi che gli consentano di intervenire in direzione provinciale tace, ma a margine commenta: “Un partito senza una linea politica per affrontare le elezioni del 2017 e che non è più in grado di cogliere le dinamiche in atto di trasformazione della realtà – ribadisce – Continuiamo così e siamo destinati a una sicura sconfitta”. Piazza nel suo intervento aveva chiesto di “non arrivare all’autunno senza un percorso definito”. Nessuno dei due è stato al momento accontentato.

Intanto secondo quanto trapela Doria ieri parlando con gli assessori della sua giunta avrebbe detto di non vedere al momento una figura forte a cui passare il testimone. Per questo ufficialmente prende tempo. Doria in cuor suo è convinto che alla fine la situazione di stallo porterà il Pd e Rete a sinistra a chiedergli di correre per il bis, e al contempo pensa che se lui ufficializzasse ora la sua decisione in un senso o nell’altro scatenerebbe il caos.

In tutto questo buona parte del Pd è ancora convinto che sia proprio la sinistra a doversi assumere la responsabilità di evitare un Doria bis. E per questo la volontà di buona parte del partito è quella di prendere tempo, rinviando il tutto almeno a settembre. Così il partito dice che si faranno le primarie, Doria non scioglierà il nodo fino a ottobre, poi se il percorso verrà ribadito dirà di no. A quel punto il partito potrà tentare di convincere Luca Borzani a sacrificarsi per non consegnare la città a centro destra o al m5s.