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Cronaca

Travolto da un tir a Sestri ponente, la mamma di Ale scrive al sindaco: “Quel che è successo può accadere di nuovo” video

A Doria: "Perché quel posteggio è stato tolto ora? Non sperate che il tempo facendo dimenticare i problemi li risolva"

Genova. Una lunga lettera che ricostruisce quanto è accaduto quel 4 dicembre 2014 all’incrocio tra via Giotto e via Borzoli e chiede a distanza di oltre un anno e mezzo che siano presi provvedimenti concreti perché non accada più. a scriverla, indirizzandola al sindaco di Genova Marco Doria è Franca Bolognini, la mamma di Alessandro Fontana, il ragazzo travolto e ucciso da un tir mentre andava a recuperare il motorino dopo aver fatto alcuni acquisti per la scuola.. Tre le domande che pone al sindaco la mamma di Ale: “Perché è permesso l’accesso a veicoli di 18 metri in una strada affollata di persone e studenti che non ha le dimensioni minime per garantire la svolta in sicurezza? Perché è stato costruito un posteggio per motocicli lì e chi ne ha permesso la realizzazione? Perché i Vigili della Polizia Municipale preposta ai rilievi ha completamente sbagliato la prima ricostruzione dell’incidente?”.

“Quando è avvenuto l’incidente a mio figlio – dice Bolognini – tutti hanno visto nient’altro che una morte annunciata. Per favore non mi risponda che esistono aziende che lì hanno la loro sede e che avrebbero gravi danni se si impedisse il transito di Tir, mi risponda se dalle parte della città in cui lei vive c’è una situazione del genere” scrive . E si domanda anche perché in quella situazione sia stato realizzato lì un posteggio per gli scooter: “Chi è il geometra o l’architetto che ha progettato e permesso quei posteggi? A marzo 2015 sono stati sistemati i “panettoni” che ora impediscono il posteggio. Sono state fatte tante manifestazioni . In una delle ultime, anziché fermarmi sulle strisce, mi sono seduta sul secondo panettone con le gambe rivolte verso il primo. Quando è sopraggiunto uno dei TIR lunghi ho visto che con le ruote del rimorchio toccava il marciapiedi dalla parte opposta e con la motrice riusciva a malapena a passarmi accanto. Nel momento in cui il rimorchio mi si è avvicinato ha dovuto fermarsi. Ora il posteggio è stato tolto. Come devo interpretare questa decisione?

E ancora con grande tristezza la mamma di Ale attacca anche la prima ricostrutruzione fatta dalla polizia municipale sull’incidente, dove i fatti sarebbero stati “stravolti”: “Sono riusciti a dichiarare che Ale attraversava da est a ovest, che aveva colpito la motrice nella parte davanti ( la motrice non presentava dalle foto del verbale nessun segno) che era stato travolto dalle ruote della motrice ( Ale sul fianco aveva i segni del pneumatico del rimorchio), non si sono accorti del suo sangue su un catarifrangente del rimorchio, non hanno voluto ascoltare quanto da Ale dichiarato all’operatore del 118, non hanno considerato attendibile l’unica testimone che ha visto tutto in quanto in attesa del 53 sulla fermata”. Solo i successivi approfondimenti chiesti dal giudice spiega la mamma di Ale, hanno consentito di arrivare a sancire l’estraneità del ragazzo. Anche se la difesa dell’autista ora avrebbe ritirato fuori quei verbali della pm proprio per tentare di scagionare il guidatore del tir.

La famiglia di Ale intanto ha deciso di devolvere il risarcimento in solidarietà: una borsa di studio in Medicina (lo stesso corso che seguiva Alessandro) un terreno per gli scout, macchinari per i disabili, biblioteche di quartiere, giochi per i bambini, spettacoli e corsi di musica e teatro, gare sportive. E la borsa di studio ha cominciato a pagarla “con le nostre risorse e mettendo in vendita un appartamento che avevamo, ma noi siamo persone che vivono del loro lavoro”.

Dal Comune di Genova, per quella strada maledetta, per quel posteggio costruito e poi tolto, per quei tir che passano in strade strette fra case e marciapiedi la famiglia di Ale attende ora “risposte concrete, non parole d’occasione” senza “sperare che il tempo, facendo dimenticare i problemi, li risolva“.

Quello che è successo a mio figlio – si conclude la lettera di Franca Bolognini – poteva capitare a chiunque passasse di là e potrebbe succedere di nuovo, se permanessero le attuali condizioni, cosa che sta avvenendo”.

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